Genova, pronte 3 proposte di legge di iniziativa popolare: “Vogliamo più trasparenza”

GENOVA – Tre delibere comunali di iniziativa popolare saranno presentate domani pomeriggio a Genova da un gruppo di cittadini che aderisce a nove tra associazioni e comitati locali di partecipazione attiva. Misurabilità degli standard minimi dei diritti civici e potenziamento della trasparenza e della partecipazione alla vita amministrativa della città, salvaguardia dei servizi pubblici locali e avvio del processo di ripubblicizzazione del servizio idrico sono gli obiettivi principali delle proposte per cui nei prossimi mesi dovranno essere raccolte almeno 2.000 firme. E’ la prima volta che sotto la Lanterna viene utilizzato questo strumento di partecipazione dal basso, previsto dall’articolo 21 comma 8 dello Statuto del Comune.

“Si tratta di una possibilità prevista dal Testo unico sull’ordinamento degli enti locali- spiega uno dei promotori, Dino Orlandini- che è stata recepita a Genova senza però alcun regolamento attuativo. Per questo non abbiamo limiti di tempo ma vorremmo depositare ufficialmente le delibere prima dell’estate”. Lo Statuto comunale prevede che le firme siano raccolte tra i residenti con età maggiore di 16 anni e che possano essere portate all’esame del Consiglio comunale solamente tre “delibere popolari” all’anno.

salone nautico genova1“Ci siamo un po’ inventati la strada- ammette Orlandini- ma abbiamo avuto rassicurazioni dal segretario generale di Palazzo Tursi. Il nostro unico obiettivo è quello di migliorare la vita nei quartieri attraverso un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle scelte politiche comunali: insomma, meno deleghe e più partecipazione”. Il percorso di queste tre delibere nasce nel 2013 da una petizione in 6 punti intitolata “No a privatizzazione dei servizi pubblici, sì a trasparenza e partecipazione” ma trova ancor prima le sue radici nel movimento referendario per la difesa dell’acqua pubblica.
Entrando più nel dettaglio dei documenti che verranno presentati, il più innovativo risulta essere quello dedicato a “Diritti, trasparenza e partecipazione”. Oltre alla richiesta di un controllo puntuale e trasparente di come vengono spesi i soldi dei cittadini, la delibera prevede infatti una “formulazione concreta degli standard minimi di diritti civici che il Comune intende garantire ai residenti” (ad esempio, quantità pro capite di verde pubblico, di aree pedonali e piste ciclabili, di attrezzature sportive, di mezzi pubblici di trasporto, di spiagge libere, farmacie, scuole dell’infanzia ecc.) e una serie di strumenti di verifica di quest’offerta con l’indicazione di eventuali azioni risarcitorie che i cittadini possono intraprendere in caso di inadempienza. “Si tratta- spiega Orlandini- di un modo eversivo di concepire il sistema con cui opera il Comune e il rapporto che esso ha con i cittadini. Vorremmo che ci si orientasse maggiormente alla logica nessuna tassazione senza rendicontazione”.

La seconda proposta di delibera è un no secco e senza replica alla privatizzazione dei servizi pubblici locali. “Ne risentirebbe la qualità della convivenza- sostengono i promotori- perché i servizi pubblici locali rappresentano un importante fattore di coesione sociale e svolgono una funzione chiave per la salvaguardia del bene comune rispetto agli egoismi individuali”.
In quest’ottica, viene richiesto all’amministrazione di non prendere decisioni strategiche in ottica di privatizzazione se non prima di averne verificato il sostegno popolare attraverso il referendum consultivo, previsto dallo Statuto del Comune di Genova.

L’ultima delibera riguarda il cosiddetto Servizio idrico integrato (Sii) e punta sostanzialmente a bloccare ogni fine di lucro sulla gestione dell’acqua: “La proposta non richiede l’immediato ritorno del servizio idrico alla gestione pubblica perché sarebbe irrealizzabile in virtù dei contratti in essere con Iren e le sue controllate- è la tesi dei proponenti- ma punta a far rispettare quanto emerso dai referendum del giugno 2011 e cioè che ogni utile derivato da questo settore sia accantonato per investimenti o utilizzato per ridurre le tariffe e non distribuito tra gli azionisti privati”.
Inoltre, viene proposto il divieto di distacco dell’acqua alle utenze domestiche per qualsiasi motivo, nel limite del rispetto di un utilizzo ragionevole di 100 litri al giorno a persona.

di Simone D’Ambrosio, giornalista

5 Febbraio 2016
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