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Usa, analisi grafologica: Hilary maschile, Donald va di fretta /FOTO

trump06ROMA – “Le grafie di Hillary Clinton e Donald Trump non potrebbero apparire più diverse. In realtà presentano delle caratteristiche comuni di tenacia e volitività, pur esprimendosi con modalità esteriormente opposte”. Parola di Sara Cordella, la nota grafologa forense e criminologa che, partendo dall’analisi delle grafie dei candidati alla presidenza e alla vicepresidenza degli Stati Uniti, ha sviluppato per la DIRE il loro profilo grafologico.

“Pur avendo delle movenze grafiche piacevoli e vivaci, il tratto di Hillary è marcato e caratterizzato da un piglio quasi maschile. Se andiamo a vedere soprattutto la firma, che rappresenta il suo ‘Io sociale’- precisa la grafologa-, notiamo molti tratti retti, verticali, e delle iniziali ben sviluppate. Hillary ha la tenacia della protagonista, della donna che persegue i propri obiettivi senza mollare. E’ quella forma di ambizione che non la fa esitare nemmeno nell’espressione di emozioni e sentimenti”.

Secondo Cordella queste sono “le indispensabili caratteristiche del leader che non ha timore di imporsi anche con l’altro sesso. Sempre lucida nel giudizio, a tratti anche troppo razionale, Hillary è anche capace di una forte introspezione. La grafia, con un calibro proporzionalmente più piccolo nella parte centrale, le dona distinzione, l’esigenza di essere rispettata e di tenere anche fisicamente le debite distanze. Tutto ciò parte dalla chiara consapevolezza del proprio valore e delle proprie capacità (si notino i tagli delle lettere ‘t’ marcati)”. Inoltre, “la sua è una scrittura priva di accessori grafici, come ricci e svolazzi, che ci parla di un’ottima comunicatrice, capace di puntare all’efficacia e all’incisività. Ama essere sempre e comunque rispettata, ma è cosciente dei propri valori ed è questa una nota che le permette solidità, lucidità di giudizio e introspezione (si evince dalla dimensione piccola delle lettere minuscole).

La presenza di angoli nelle lettere, tuttavia, indica una certa suscettibilità che la può rendere aggressiva, se contraddetta”. Hillary risulta “abile nell’attività di negoziazione, in quanto sa cogliere le esigenze, le necessità altrui e ricalibrare il proprio linguaggio con le richieste, al fine di ottenere l’obiettivo prefisso. Qualora diventasse presidente difficilmente prenderà decisioni controcorrente o discutibili- conferma Cordella- in quanto molto le interessa il plauso del pubblico”.

Per Sara Cordella, la nota grafologa forense e criminologa che per la Dire ha analizzato le grafie dei candidati alle elezioni Usa, “quella di Trump è di sicuro impatto su chi la osserva: fortemente angolosa e squadrata, parla di un soggetto dalle grandi energie e dal carattere forte. Un leader autoritario. Nel pensiero, le lettere così squadrate, riconducono a una persona pratica con una grande perseveranza inscatolata in un carattere fortemente impaziente. La tendenza a far ruotare tutto attorno alla propria persona se da una parte lo porta ad assumersi le proprie responsabilità, dall’altra lo rende inflessibile (le aste rette) nell’imporre le proprie opinioni ed idee”. Donald John Trump, il leader del partito Repubblicano, appare “coerente ma incapace di adattarsi ai cambiamenti.

Ha sempre obiettivi concreti quanto ambiziosi che lo portano, qualora si senta ostacolato, a rifiutare qualsiasi forma di collaborazione. Le difficoltà possono quindi emergere soprattutto nel campo della politica estera e in ogni attività che richieda qualsiasi forma di negoziazione”. Nelle scelte di collaboratori e alleati, invece, “sa agire con capacità di selezione e sicurezza- aggiunge la grafologa forense-, in quanto sa cogliere nell’immediato punti di forza e di debolezza di alleati e nemici. La firma ci parla di un soggetto che ama qualsiasi forma di sfida e, nel contrasto, si rafforza.

Il calibro grande della scrittura ci comunica che tende ad avere ‘visioni in grande’- sottolinea Cordella-, che rischia di vedere sgretolate nel rapporto con la realtà. Gioca in attacco Trump, senza nascondere che, per lui, le sfumature e le finezze sono secondarie e, addirittura, le snobba (pressione grossa). Gioca non prendendo nemmeno lontanamente in considerazione la possibilità di perdere”.

Per quanto riguarda le figure dei vice scelti, stando all’analisi grafologica di Sara Cordella, il vicepresidente repubblicano Mike Pence ha ” una firma ricca di ondeggiamenti, sa insinuarsi con delicatezza e cautela ed è in grado di smussare gli angoli di Trump, facendogli credere di non contestarlo mai ma assecondando il suo pensiero. Nelle funzioni di mediazione, che non sa gestire Trump, Pence trova il suo ruolo perfetto. Tutto- aggiunge l’esperta- dipenderà da quanto spazio vorrà concedergli e di quanto si fiderà di lui”. Anche la scelta di Hillary di Timothy Michael Kaine “è ottima nella sua complementarietà.

Kaine, infatti, può darle ‘colore’ nel rafforzarla soprattutto nel campo decisionale, con meno parole e più capacità di comando autoritario. Se in Hillary Clinton prevale l’autorevolezza, in Kaine prevale l’autorità. Il rapporto tra i due- rivela la grafologa- potrebbe, a tratti, essere conflittuale proprio per la diversa gestione dei problemi e per una maggiore impulsività e impazienza di Kaine. Ma, in entrambi, domina la determinazione e la capacità di far fronte comune per un obiettivo”.

di Rachele Bombace

4 novembre 2016
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