Toscana

Gli umarells da Bologna si sono spostati a Firenze

umarell_firenzeFIRENZE – A Bologna li chiamano “umarells”, umarell al singolare. E forse un termine più pieno per descrivere quei gruppi di anziani e pensionati (“i vecchini”) ipnotizzati dai cantieri non c’è. Neppure a Firenze, culla della lingua italiana, neppure lungo i 300 metri del reticolato che corre lungo il marciapiede di lungarno Torrigiani. Quello in piedi perché l’altro, opposto e appoggiato lungo il muro d’argine, è sprofondato nove giorni fa. Duecento metri di strada inghiottiti dal terreno e loro, gli umarells, da quando il cantiere si è fatto un gigantesco open space, non sono mai mancati. In quel passaggio stretto- tra turisti, biciclette, passeggini, foto da postare su Facebook in stile Concordia, precedenze di senso e di marcia- li vedi assorti ad ammirare e giudicare il via vai di mezzi e operai. Tutto come fenomenologia comanda: capelli bianchi, mani rigorosamente dietro la schiena, qualcuno si appoggia alla rete. I più non si conoscono, ma fanno massa. In qualche modo, attratti da una sorte di legge fisica- dove c’è un cantiere, c’è un umarell-, fanno squadra. A Bologna c’è il premio Umarell (nel 2015 vinto dal signor Franco Bonini) e “l’Umarells Card”, che permette di seguire da vicino il cantiere per il restauro della basilica di San Petronio contribuendo con una piccola offerta al completamento dei lavori. Anni luce avanti. Ma forse di qua, al di sotto dell’Appennino, tra i “Maledetti toscani”, troppe smancerie stonerebbero.

Di qua resta l’essenza dell’umarell: lo sguardo fisso; quello di approvazione; la scrollata di capo. E alla domanda- come vede la situazione?- c’è chi risponde secco: “L’è maiala“. E la colpa, di chi è la colpa? “Di nessuno, si è rotto un tubo”. Detto a braccia allargate è la posizione che riscuote meno successo. Nettamente minoritaria rispetto a chi se la prende, infarcendo la tesi con qualche imprecazione, “con chi non controlla, chi non fa manutenzione” sulla rete. “Però i quattrini li vogliono, questi…”, e qui i beep si sprecano. Qualcuno se la prende con il Comune, quasi mai con gli operai (a meno che non ci sia nel gruppo un ex muratore e allora qualcosa da ridire c’è sempre). Non manca chi ci mette di mezzo il Governo, “chi comanda”, un classicissimo. Comunque restano lì, finché non piove. Allora se ne vanno. Ma torneranno…

di Diego Giorgi, giornalista

4 giugno 2016
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