Opinioni

Dopo la Siria lo Yemen? Prima o poi ci sarà un prezzo da pagare

di Michele Chiaruzzi, Life Member Clare Hall College University of Cambridge;  Scuola di Scienze politiche e social Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Il conflitto politico sempre latente che divide l’Arabia Saudita dall’Iran è oggi diventato letale. Non è più una guerra virtuale. È una guerra reale, combattuta sul fronte yemenita con effetti devastanti che ne travalicano i confini. Per questo motivo, come è stato per la guerra di Siria, così può essere per quella nello Yemen: essa è in grado d’attrarre nella spirale della belligeranza anche altre potenze. Alcune di queste, peraltro, già combattono defilate a fianco dei sauditi – in primis Regno Unito e Stati Uniti d’America – o lo fanno in prima linea: Egitto, Marocco, Sudan, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein. Come fu per la guerra di Siria – pressoché trascurata ai suoi albori – quella nello Yemen attende ancora l’attenzione che muove lo sforzo di comprensione necessario per incentivare l’azione politica. Così com’è accaduto per la gloriosa Aleppo, rasa al suolo lentamente ma inesorabilmente, accade che la splendida Sana’a possa temere un medesimo destino d’annichilimento, se le cose non cambiano. In tal caso, com’è stato per la guerra di Siria sarà per la guerra dello Yemen: il prezzo da pagare, prima o poi, si presenterá caro per tutti, in un modo o nell’altro. Occorre persuadere le potenze maggiori nell’area ad agire in modo responsabile, aiutando i loro sforzi diplomatici e non quelli bellici. Occorre una condotta prudente per ricomporre questa divisione in un’equilibrata coesistenza che, pur antagonistica, si trattenga dall’uso delle armi. Tale sforzo non può essere trascurato ancora a lungo. Il terzo mediatore è una figura della politica quanto quella del neutrale e attende ancora, nella guerra dello Yemen, un interprete.

3 novembre 2016
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