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Costa d’Avorio, padre Dozio: “Ok il referendum ma adesso basta divisioni”

costa_d_avorio_mapROMA – “L’abolizione del requisito di ‘ivorianité’ può aiutare a mettersi alle spalle un periodo davvero difficile” spiega alla Dire padre Dario Dozio, missionario che in Costa d’Avorio ha conosciuto la guerra civile. Il religioso parla da Yapougon, uno dei quartieri della capitale economica Abidjan dove le tensioni politiche e sociali sono state più forti sia prima che dopo l’inizio del conflitto nel 2002. Nel fine-settimana proprio in quest’area della città gruppi di giovani hanno assaltato alcuni seggi elettorali mentre era in corso il referendum sulla nuova Costituzione voluta dal presidente Alassane Ouattara.

“Episodi nel complesso marginali – sottolinea padre Dozio – anche perché la partecipazione popolare al referendum è stata minore rispetto alle elezioni presidenziali del 2010 e del 2015”. Uno dei punti chiave della riforma è l’abolizione dell’articolo 35 della Carta del 2000, che prevedeva per poter essere eletti alla presidenza il requisito di “ivorianité”, l’aver cioé entrambi i genitori nati nel Paese. “Durante il conflitto civile questa clausola è stata uno strumento di lotta politica che ha alimentato divisioni e scontri” sottolinea padre Dozio, ricordando come lo stesso Ouattara sia stato ostacolato nell’ascesa al potere dalle origini “straniere” del padre.

Domenica la riforma è stata approvata con circa il 94 per cento dei “sì” nonostante l’opposizione abbia boicottato il voto. Una scelta motivata con la tesi che il capo di Stato, un ex dirigente del Fondo monetario internazionale (Fmi) con buoni contatti a Washington e a Parigi, stia cercando di accrescere i propri poteri per avere mano libera al momento della successione. “Ouattara ha promesso che nel 2020 non si ricandiderà” si limita a osservare il missionario. Convinto che la nuova Costituzione introduca elementi di rilievo anche sul piano economico e sociale: “Anzitutto la revisione delle norme sulla proprietà fondiaria a vantaggio delle comunità locali”.

Il riferimento è all’articolo 12 della nuova Carta, secondo il quale “solo lo Stato, le collettività e le persone fisiche ivoriane possono accedere alla proprietà della terra”. A essere tagliati fuori, proprio in nome di quell'”ivorianité” espunta da altre parti della Costituzione, sarebbero soprattutto le comunità originarie del Burkina Faso e del Mali. “Una quota significativa della popolazione nazionale” sottolinea padre Dozio: “Lo conferma il fatto che in Costa d’Avorio siamo oltre 20 milioni ma gli aventi diritto al voto sono poco più di sei“.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

2 novembre 2016
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