Il lavoro in DIREtta - Le notizie dal territorio - DIRE.it

Il lavoro in DIREtta – Le notizie dal territorio

Il mondo del lavoro e non solo. Ogni giorno in Italia il tema dello sviluppo economico, dei rapporti tra imprenditori e lavoratori assume i contorni piu’ diversi. Qui la ragione di ‘Lavoro in DIREtta’ lo speciale della Dire in collaborazione con i colleghi di Rassegna (www.rassegna.it). Buona lettura.

VENETO: PRESSIONI ANTIOSCIOPERO DA PARTE DELLE AZIENDE
“Non solo le domeniche, ma ora anche il diritto di sciopero! Con pesanti interferenze e pressioni sui lavoratori alcune catene della distribuzione, quali le cooperative e Despar ed Interspar, stanno tentando di dissuadere i propri dipendenti dall’ effettuare lo sciopero proclamato da Filcams Cgil,  Fisascat Cisl,  Uiltucs per sabato 7 novembre a sostegno del rinnovo del contratto, scaduto da 23 mesi”. E’ quanto denunciano i sindacati in una nota stampa. “La trattativa è arenata sulle pretese di Federdistribuzione, Cooperative e Confesercenti di avere ancora più mano libera sul personale e tagliare salario e diritti. Lo sciopero – alla cui preparazione i lavoratori si presentano decisi e numerosissimi – vuole spingere per una ripresa del negoziato su basi accettabili che favoriscano il colloquio tra le parti”. “E’ evidente – commenta Emilio Viafora, segretario generale della Filcams Cgil del Veneto – che queste indebite pressioni nei confronti dei lavoratori non fanno altro che inasprire il clima e mostrano un volto aggressivo da parte delle aziende che, dopo che sui tempi di vita dei propri dipendenti, ora vogliono interferire anche sui loro diritti di civiltà e le loro “armi di difesa” quali lo sciopero. Come organizzazioni sindacali invitiamo i responsabili nazionali delle aziende in questione a mettere fine a questi atteggiamenti che non favoriscono il colloquio tra le parti. Ci meravigliamo – conclude il sindacalista –  soprattutto per le cooperative, nate su basi mutualistiche e solidaristiche, che stanno manifestando un inaccettabile atteggiamento padronale che mal si concilia con la storia e la ragione di essere della cooperazione”.

SICILIA: PAGLIARO (CGIL) TEMPO DELLE PAROLE SCADUTO
“Con Crocetta abbiamo assistito a un’involuzione piuttosto che a una rivoluzione. Il quadro economico- sociale è peggiorato e dove ci sono stati interventi ci sono solo macerie. Se oggi siamo in piazza in Sicilia è per dire che la situazione è ormai intollerabile e che il tempo è scaduto: subito le risposte o la politica ne tragga le conseguenze”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, parlando a Messina nell’ambito di una delle nove manifestazioni organizzate sabato 31 ottobre da Cgil, Cisl e Uil siciliane per chiedere lavoro, sviluppo e legalità. Pagliaro ha rilevato: “In tre anni di governo, le uniche cose che abbiamo visto sono i rimpasti, quasi 50 assessori in tre anni, le liti per le poltrone, una politica parolaia e fallimentare che ci ha condotto nella situazione attuale. Al governo Crocetta – ha sostenuto Pagliaro- è riuscita un’impresa davvero memorabile: essere peggiore dei pessimi governi che lo hanno preceduto. C’è il vuoto: le poche riforme fatte sono state impugnate, i conti non sono stati risanati, le emergenze  e la crisi continuano. E adesso- ha sottolineato il segretario della Cgil Sicilia- continuerà la nostra mobilitazione se non registreremo subito un cambio di direzione e un’accelerazione del passo”. Pagliaro ha ricordato che negli anni della crisi sono andati in fumo 170 mila posti di lavoro la povertà è cresciuta e con essa il disagio sociale. “Le prospettive restano nebulose- ha rilevato-  non si è stati in grado di offrire nulla ai giovani se non tirocini che sembrano più un regalo alle imprese per avere manodopera a basso costo che altro”.  Il segretario della Cgil non è stato tenero neanche nei confronti del governo Renzi. “Il Sud continua a non essere nei progetti dell’esecutivo nazionale”, ha detto, “a questo governo i più deboli e le aree più fragili del paese non interessano, sono altri gli interessi che vuole promuovere e tutelare come dimostra il fatto che tutti i progetti che ha annunciato per il sud, come il Piano per il lavoro o il business plan , sono solo rimasti dei titoli”. Dalle piazze i sindacati confederali  hanno rilanciato le loro rivendicazioni, prima tra tutte quella di procedere a un’operazione verità sui conti della regione per disboscare i veri sprechi e risanare e riqualificare la spesa pubblica.

FABRIANO: FILT CGIL UMBRIA, NO A CHIUSURA DEPOSITO
“La Filt- Cgil dell’Umbria condanna pesantemente la scelta di Trenitalia di dismettere e chiudere il deposito ferroviario di Fabriano. Una scelta che impoverisce ancora di più un territorio a cavallo con quello Umbro, già pesantemente colpito dalla crisi del settore manifatturiero e metalmeccanico; l’ennesimo “pezzo” di storia ferroviaria che se ne va, sacrificato per logiche che fatichiamo a comprendere”. E’ quanto denuncia il sindacato in una nota stampa. “La fascia appenninica tra Umbria e Marche già violentemente colpita dalla crisi in questi anni, ha visto progressivamente disgregarsi il proprio tessuto produttivo, basta ricordare la difficile vertenza Antonio Merloni, dunque proprio non si sentiva la necessità di andare a dismettere un altro sito in quella zona. Purtroppo, anche noi in Umbria, negli ultimi anni, abbiamo lottato aspramente contro la dismissione unilaterale di alcuni siti ferroviari, vedi il Centro di Formazione di Foligno e l’officina dei Carri di Terni (quest’ultima successivamente riaperta, come da noi fortemente auspicato), pertanto conosciamo bene cosa significa affrontare un’azienda “sorda e irragionevole”. La dismissione di tale impianto, produrrà ricadute occupazionali su circa 30 persone, 20 delle quali dipendenti di Trenitalia ed in procinto di essere trasferite ad Ancona (quasi 100 km di distanza) e 10 impiegate presso ditte appaltatrici di cui non si conosce con certezza la sorte. Ci schieriamo pertanto al fianco della Filt-Cgil Marche nel condannare tale scelta, denunciando altresì l’atteggiamento di chiusura e scarsa ragionevolezza dimostrata da Trenitalia”.

FILLEA CAMPANIA, DEPOTENZIATI I SERVIZI ISPETTIVI
Ancora due operai edili hanno trovato la morte sul cantiere. Ancora due vite sono state spezzate, probabilmente a causa della mancata applicazione delle norme di sicurezza. Il dramma è accaduto sabato 31 ottobre a Piedimonte Matese (Caserta), si tratta del terzo decesso nell’arco di appena 24 ore. Le vittime, cadute da un ponteggio alto oltre dieci metri durante i lavori di ristrutturazione della chiesa di San Marcellino, stavano lavorando alla facciata dell’edificio ecclesiastico quando la struttura che li avrebbe dovuti sorreggere si è accasciata su se stessa. Si sono così spenti Tammaro Albino, 48 anni, di Casoria, e Antonio Atzeri, 56 anni, di Gioia Sannitica. I due operai lavoravano per conto di una ditta di San Potito, la Alma Service. Con loro anche un collega che fortunatamente ha riportato solo ferite lievi. Il restauro della basilica era stato commissionato dopo il sisma che nel 2013 colpì l’alto casertano. Esprime forte sconcerto la Fillea Cgil Campania, che chiede agli inquirenti di accertare “in tempi rapidi la dinamica, le responsabilità, le condizioni del cantiere, la posizione lavorativa delle vittime”. Per il segretario generale Giovanni Sannino “occorre fermare questa mattanza”. Il sindacalista denuncia il depotenziamento dei servizi ispettivi e l’indebolimento degli strumenti, quali il Documento unico di regolarità contributiva (Durc), che “possono fungere da deterrente al mancato rispetto delle misure a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori”. Sul banco d’accusa anche gli ultimi dati Inail che registrano un lieve calo dei decessi. “È necessario che la categoria faccia sentire la sua rabbia e la sua esasperazione per questa tragica emergenza che altri vogliono misurare con qualche decimale di diminuzione delle vittime” conclude Sannino.

2 novembre 2015
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