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Ilva, Fiom Genova in trincea: “Qui spazio zero per gli esuberi”/FOTO

GENOVA – “Avevate l’illusione di mantenere tutti i 14.200 posti di lavoro?“. Secondo quanto filtra da fonti sindacali, così il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, si sarebbe rivolto ai rappresentanti dei lavoratori questa mattina a Roma durante il tavolo di confronto sui 6.000 esuberi di Ilva. “Sì ed è un’illusione che ho ancora adesso e non intendo cambiarla”, afferma alla “Dire” il segretario della Fiom di Genova, Bruno Manganaro. Nessuna risposta, invece, sembra essere arrivata dal rappresentate del Governo sulle intenzioni o meno di rispettare l’accordo di programma del 2005 per lo stabilimento Ilva di Cornigliano. “Ho fatto presente a Calenda che il primo firmatario di quell’accordo è la presidenza del Consiglio dei ministri- spiega Manganaro- e che si parla delle aree dedicate allo stabilimento con una concessione demaniale per 50 anni e la stretta connessione delle stesse con investimenti e manodopera: c’è scritto 2.200 dipendenti, nel 2005 erano 2.700 ma oggi siamo scesi a 1.520. Non mi illudo che ci siano assunzioni, ma sicuramente non c’è spazio per alcun esubero“. I sindacati chiedono un incontro specifico sul futuro dello stabilimento genovese. “Carta canta- sottolinea Manganaro- non so cosa possa accadere legalmente, ma sindacalmente so che si è alzata la tensione e a Genova fa caldo“. Le prime conseguenze del “caldo” dei metalmeccanici si vedranno lunedì prossimo: sciopero e assemblea alle 7 in fabbrica a Cornigliano e, probabilmente, a seguire corteo per le vie della città.

Bruno Manganaro

Nel frattempo, i lavoratori si attendono che le istituzioni cittadine si incontrino e scrivano formalmente una lettera alla presidenza del Consiglio per chiedere un incontro con tutti i firmatari dell’accordo del 2005: Palazzo Chigi, ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, Autorità portuale, Regione Liguria, Comune di Genova, e gli altri sindacati. Nel corso dell’appuntamento romano di questa mattina, si è discusso anche dell’accordo sindacale che sarebbe vincolante per completare il passaggio di Ilva nella mani di una delle due cordate tra AmInvestco e AcciaItalia, su cui il Governo si esprimerà il 5 giugno. “Una volta dichiarato il vincitore- spiega Manganaro- ci sono tre atti che sospendono l’ingresso in fabbrica dei nuovi proprietari: l’accordo sindacale, la pronuncia dell’Antitrust e il decreto sulla valutazione di impatto ambientale. Dicono che ci vorranno cinque o sei mesi, secondo me anche di più. Ma a domanda precisa di Landini, il ministro ha risposto che se alla fine di tutto questo percorso a mancare fosse l’accordo sindacale, i nuovi potenziali proprietari potrebbero decidere di abbandonare la gara: quindi il potere di veto è nelle loro mani, non certo in quelle dei sindacati”.

di Simone D’Ambrosio, giornalista

01 giugno 2017

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