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“Penso a una tragedia che conosco benissimo, proprio perché fu uno dei primi momenti di citizen journalism. Parlo della valanga di fango che travolse Atrani, cittadina costiera amalfitana, in cui morì una ragazza. In quel momento le uniche persone che si trovavano lì erano i cittadini di Atrani che documentarono con i propri smartphone quella valanga di fango che si abbattè sulla città e provocò la morte di questa giovane donna”.

“L’aspetto positivo è che se tu sei bravo riesci a fare del buon giornalismo in pochi secondi. L’aspetto negativo è che molto spesso proprio la velocità fa sì che vengano veicolati dei contenuti fake, fatti male o che si basano sull’emozionalità o magari sulla finzione”.

“La minaccia è rappresentata dal pressappochismo nello svolgere questo mestiere, perché non rinuncio a una visione necessaria di una certa deontologia nello svolgere questo lavoro. Siamo pieni di fake news. Con i cellulari sono arrivate tantissime informazioni sbagliate o false e c’è ancora, secondo me, bisogno di regole “.

“Penso che il cellulare sia uno strumento che ha velocizzato e ottimizzato tanto del lavoro giornalistico. Sarebbe stato molto più strano vederti qui con una telecamera o addirittura con un operatore. Ci saremmo trovati davanti alla preistoria del giornalismo“.

“I nostri corrispondenti dall’estero spesso utilizzano smartphone per le dirette e questo non toglie di un briciolo la qualità del nostro prodotto. Poi è ovvio che ci sono occasioni in cui c’è necessità di un operatore, ma sono due mondi complementari ed è possibile fare dell’ottimo giornalismo anche solo con un giornalista e uno smartphone”.

Io nel 1991 giravo da sola i miei pezzi, me li montavo da sola. ‘Report’ è nato nel 1997 con questa modalità che era quella del giornalista che con la telecamerina girava i suoi servizi, poi li montava e poi venivano trasmessi. Adesso si è solo rimpicciolito lo strumento ed è migliorata la qualità”.