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Al via il terzo giorno del corso di formazione Ue per giovani giornalisti

Nella sede della Dire a Bologna lezioni, dialoghi, laboratori e prove pratiche con docenti, eurodeputati e esperti di diritto, politica e comunicazione dell’Ue

Pubblicato:02-12-2023 10:14
Ultimo aggiornamento:02-12-2023 16:43
Canale: Formazione EU
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BOLOGNA – Sabato 2 dicembre, è il terzo giorno del corso di formazione sull’Europa rivolto ai giovani giornalisti, content creator e operatori dell’informazione in corso nella redazione dell’agenzia di stampa Dire a Bologna. A coordinare l’iniziativa, negli spazi di via Calzolerie 2, con lezioni, dialoghi, laboratori e prove pratiche, docenti, eurodeputati e esperti di diritto, politica e comunicazione dell’Ue.

L’appuntamento è trasmesso in diretta streaming e con notizie “live” sulle pagine web della Dire.

UE. PIGNEDOLI (M5S): VALE 70% NORME NAZIONALI, È DA RACCONTARE

“Il 70 per cento della normativa nazionale è di derivazione europea, quindi sarebbe molto importante che i cittadini sapessero a quali dossier lavora l’Ue. Tra questi, uno dei più cruciali è la norma anti-Slapp, contro le ‘querele temerarie’, principale ostacolo alle inchieste giornalistiche”. Ne è convinta l’eurodeputata Sabrina Pignedoli, del Movimento 5 stelle (M5s). Il suo intervento alimenta il dibattito con giovani giornalisti, content creator e operatori dell’informazione nella redazione bolognese dell’agenzia Dire, parte di un corso di formazione europeo.

Pignedoli_corso ue

Pignedoli, che prima di essere eletta a Bruxelles è stata cronista e ha lavorato per il quotidiano Il Resto del Carlino firmando inchieste sulle infiltrazioni della N’Drangheta in Emilia-Romagna, ricorda: “In quei mesi ho ricevuto una decina di querele temerarie, ma lavorando per una testata avevo tutela legale”. In evidenza le sfide della professione. “Precari e freelance spesso vengono pagati allo stesso modo sia che scrivano di temi frivoli sia che facciano inchiesta” dice Pignedoli. “Questo non va bene, così come lo scarso numero di giornalisti nelle redazioni, perché le indagini richiedono tanto tempo”.

Secondo l’eurodeputata, “il reporter non è un passatore di microfono e ai talk show dovrebbe, quando necessario, smentire o ribattere a certe affermazioni dei politici di turno. Pignedoli continua: “Penso che in generale molte proposte o riforme europee vengano spiegate male”. La deputata critica poi la cosiddetta Riforma Cartabia. “Blocca la diffusione dei nomi, per esempio di chi ha ricevuto una condanna passata in giudicato” dice Pignedoli: “Questo lascia il giornalismo a metà strada, negando la possibilità di capire le interconnessioni”. Un bavaglio che, però, riconosce Pignedoli, “è stata reazione ad anni in cui sono state diffuse intercettazioni troppo personali”.

UE. GUALMINI (PD): MACCHÉ MATRIGNA, EUROPA È DIVENTATA PROTETTIVA

“L’ultima legislatura europea è stata rivoluzionaria rispetto al passato, perché da una Europa austera e matrigna guidata dal Patto di stabilità siamo passati a un’altra materna e protettiva, che ha usato grande solidarietà per rispondere a pandemia di Covid, guerre ed ennesimo ciclo di crisi economica. Ormai dovrebbe essere chiara agli italiani la centralità dell’Europa, quindi spero che per la prima volta non si vada ai seggi per confermare o votare contro il partito di governo di turno, ma si vada a votare in ottica veramente europea”. Questo l’auspicio di Elisabetta Gualmini, eurodeputata del Partito democratico (Pd), nel gruppo dei Socialisti e democratici.

Sulla “rocambolesca” legislatura della presidente Ursula von der Leyen, Gualmini ha scritto un libro ‘Mamma Europa. Una nuova Europa dopo crisi e scandali’. Nel volume, riferisce l’eurodeputata, si racconta “la grande svolta sociale di un’Europa che paga la cassa integrazione a chi ha perso il lavoro durante la pandemia o che finanzia milioni di vaccini, o adotta Eurobond e Next Generation Eu, oppure politiche sociali come la direttiva sul salario minimo”. Gualmini continua: “Al momento sto lavorando alla direttiva che regolamenta i rider e le grandi aziende della distribuzione; speriamo di arrivare a un punto entro Natale”.

ENERGIA. GUALMINI (PD): TRANSIZIONE ECOLOGICA NON SIA PER RICCHI

“Ai positivi cambiamenti che abbiamo visto in Europa nell’ultima legislatura, c’è una contropartita: non sono stati coinvolti tutti i settori. L’Ue ha una enorme debolezza a livello di politica estera, osserviamo il fallimento della politica migratoria, mentre il clima viene affrontato con ecologismo da salotto, con la Commissione che impone il Green Deal senza se e senza ma”.

Gualmini, nei giorni della Cop28 a Dubai, si sofferma sulla politica europea di transizione energetica. “Non deve diventare un privilegio per ricchi” dice. “È un rischio imporre ai cittadini l’auto elettrica o la casa con efficienza energetica di classe tripla A, perché non tutti se lo possono permettere”. Quella che l’eurodeputata definisce “la quinta rivoluzione industriale” non può lasciare indietro neanche le imprese. Ancora Gualmini: “Non è pensabile chiedere ai piccoli artigiani di convertire forni tradizionali in quelli a idrogeno, oppure a chi fa riciclo di andare verso il riuso”. Per realizzare il Green Deal, insomma, “serve tempo in più e target che non siano imposti con la mannaia, perché la transizione energetica deve tenere conto dell’economia reale”.

EUROPEE. GUALMINI (PD): CI SARÀ UNA GARA A CHI È PIÙ EUROPEISTA

“Alle prossime elezioni europee di giugno credo che partiti e leader faranno a gara a chi è più europeista. Hanno capito tutti che l’Europa serve, addirittura tra i britannici cresce il ‘Brexit Regret’. Quindi non deve stupire che Giorgia Meloni dialoghi e faccia accordi di continuo con Ursula von der Leyen e che gli euroscettici diventino sempre piu moderati. Matteo Salvini, andando a braccetto con i sovranisti, domani farà un regalo enorme a Meloni”. La tesi è che il leader della Lega Matteo Salvini, che ha convocato per domani a Firenze gli esponenti del gruppo al Parlamento europeo di Identità e democrazia, “catalizza l’elettorato rimasto anti-europeista e svincola Meloni”, che può andare verso posizioni “ancora più moderate”.

Una tesi che pare confermata dal fatto che non è confermata la partecipazione della francese Marine Le Pen e dell’olandese Geert Wilders. “Sono convinta- continua Gualmini- che oggi le elezioni non si vincano con la polarizzazione estrema, presentandosi come i più anti-fascisti o anti-migranti…” Secondo Gualmini, se da un lato Meloni gode di “ottima reputazione in Europa”, d’altro lato “bisogna fare attenzione a usare bene i fondi del Pnrr”. L’eurodeputata conclude: “Vorrei vedere a giugno tante strade, parchi e infrastrutture nuove col logo dell’Ue, anche perché il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato molto sostenuto dal Pd, quando era premier Giuseppe Conte”.

GIORNALISMO. BASSO (LEGA): CRUCIALE OCCUPARSI DI PIÙ DELL’EUROPA

“L’Europa è in tutto quello che facciamo. Per questo il cittadino farebbe bene a interessarsi un po’ di più di quello che succede, e i giornali a dare un po’ più di risalto ad alcuni temi, non dico tutti, perché sono davvero tanti, anche tecnici e di settore”. Il suggerimento arriva da Alessandra Basso, eurodeputata della Lega, nel gruppo Identità e democrazia. Con l’agenzia Dire la parlamentare dialoga di giornalismo e informazione coniugato al lavoro delle istituzioni europee, che ha un impatto quotidiano e a 360 gradi sulla vita delle persone. “Io ad esempio- riferisce Basso- mi sto occupando di sicurezza dei giocattoli, che sicuramente interessa in prima battuta i produttori, ma penso possa essere utile anche alle mamme”.
Durante la scorsa plenaria è stato poi votato il testo di direttiva sull’obbligo dei produttori di riparare gli elettrodomestici danneggiati. “Il diritto alla riparazione avrà un impatto sulla vita dei cittadini, dato che siamo abituati a buttare via le cose appena si rompono” sottolinea Basso. “Ripararli è difficile o impossibile perché non si trovano più i pezzi e gli stessi rivenditori suggeriscono di comprare il prodotto nuovo”.

Secondo la deputata, ora invece “scatta l’incentivo a riparare o prendere prodotti ricondizionati”. Basso sottolinea: “La norma Ue prevede l’arrivo di una piattaforma online dove i cittadini potranno consultare la lista dei riparatori, autorizzati o indipendenti”. Secondo Basso, “è anche un testo utile per l’ambiente, perché nell’Ue abbiamo 35milioni di tonnellate di elettrodomestici all’anno”. La deputata sottolinea: “Si dà inoltre impulso alla piccola imprenditoria e all’artigianato, sviluppando posti di lavoro”. L’intervista avviene a margine del corso europeo per giovani giornalisti, content creator e operatori dell’informazione, ospitato nella redazione di Bologna dell’agenzia Dire.

INTERNET. BASSO (LEGA): IL ‘DIGITAL ACT’ NON FAVORISCA LA CENSURA

Il Digital Services Act, da poco entrato in vigore e ora in fase di implementazione, “è un testo molto importante e corposo, che ha l’intenzione buona di rendere illegale tutto ciò che lo è nella realtà offline, ma che ancora non lo era nel virtuale, nell’online. Propone quindi una serie di norme che puntano alla moderazione e alla rimozione di contenuti segnalati come illegali. Tuttavia, per come è stato concepito, implica il rischio della censura”. Nello specifico, chiarisce Basso, la legge sanziona “contenuti illegali espliciti come la pornografia o la pedopornografia” ma al contempo “permette di colpire anche contenuti che esprimono un pensiero critico”. La deputata sottolinea che il rischio di censura è alto e ha aggiunto di avere per questo votato contro la versione del Digital Services Act poi entrata in vigore.
Secondo Basso, il problema è che “la norma presuppone che tale pensiero critico venga valutato ed eventualmente censurato dai cosiddetti segnalatori di professione”. La deputata spiega: “Tale figura è piuttosto ambigua. Se è vero che deve rispondere a requisiti precisi come quello di neutralità, imparzialità e oggettività, non esistono anche paramatri sui cui basarsi. Quindi i segnalatori possono marcare un contenuto a loro discrezione, e farlo prima che il contenuto stesso possa essere visto ed eventualmente segnalato da un comune cittadino”.

Una scrematura “a monte”, questa, che sarebbe lasciata inoltre “nelle mani di società di cui potremmo non sapere nulla, che potrebbero essere finanziate da una certa entità, con determinati orientamenti politici”.
Su eventuali modifiche della norma, l’eurodeputata è pessimista: “L’impianto è stato definito. È possibile che qualche punto venga modificato nel tempo. Abbiamo già tenuto un primo incontro sul monitoraggio di questo meccanismo col commissario al Mercato interno Thierry Breton e i responsabili delle piattaforme”. Basso offre uno spunto, a mo’ di provocazione, anche ai giornalisti: “Riportate una dichiarazione senza nome. È più facile che venga letta e interpretata in modo oggettivo. Perché chi ha una certa idea, tende a leggere con la propria lente affermazioni che arrivano da schieramenti politici opposti”. Per avvalorare il punto, l’eurodeputata cita un esperimento sociale: “Una università propose agli studenti un testo di Donald Trump. Quando tutti concordavano che quelle affermazioni erano razziste e disdicevoli, venne rivelato che in realtà erano state pronunciate da Barack Obama”. L’auspicio dunque è di avere “un giornalismo meno fazioso”.


COP28. TRONCONI (UNIBO): CLIMA RESTERÀ AL CENTRO DELL’AGENDA UE

“Il cambiamento climatico da alcuni anni è il tema fondamentale di cui si occupa l’Europa, sia a livello di istituzioni europee che nei singoli Stati membri, e lo resterà a lungo. È impossibile che esca dall’agenda. Il tema però non è cosa fare, ma come garantire che le riforme abbiano costi equi e non ricadano sui cittadini”. Parole e riflessioni di Filippo Tronconi, professore di Scienze politiche all’Università di Bologna.
L’agenzia Dire lo intervista a margine del corso europeo per giovani giornalisti, content creator e operatori dell’informazione al via giovedì scorso nella redazione dell’agenzia a Bologna.

A Dubai, capi di Stato e di governo insieme con esperti ed esponenti del mondo ambientalista, si confrontano alla conferenza Cop28 sul clima. L’Ue ha chiesto impegni concreti per tenere entro gli 1,5 gradi centigradi l’aumento delle temperature. Obiettivi sui quali, secondo Tronconi, “l’Europa può fare di più, certo, ma deve soprattutto fare meglio”.

Il professore sottolinea che “ormai quasi tutti sono d’accordo che va affrontato, e il modo per portarsi dietro l’opinione pubblica sulle misure di contrasto al cambiamento climatico è non far ricadere sulle persone le conseguenze di queste decisioni”. Secondo il professore, “se ad esempio bisogna adeguare le abitazioni a criteri di efficientamento, bene, ma chi non ha i mezzi per farlo si ritrova letteralmente con l’acqua alla gola”. Tronconi sottolinea che “è necessario fare in modo che queste politiche siano implementate in modo intelligente” e che “i costi devono essere pagati in modo equo”. C’è l’esigenza di dare quindi “i mezzi economici” alle persone per affrontare la transizione climatica ma, osserva il docente, “non solo ai cittadini europei, ma anche ai Paesi in via di sviluppo”. Secondo Tronconi, “non è pensabile chiedere loro di non usare più le fonti fossili dopo che noi per due secoli abbiamo basato su di esse il nostro attuale benessere”. Secondo Tronconi, “devono essere i ricchi a sobbarcarsi i corsi di tale transizione”.

GIORNALISMO. PANICO (UNINA): SONDAGGI NON SOSTITUISCANO NOTIZIE

Il sondaggio elettorale diventa troppe volte, soprattutto in Italia, un sostituto dell’informazione sul merito dei temi politici: un’abitudine sulla quale riflette Giancarlo Panico, professore dell’Università di Napoli e comunicatore. Una valutazione, la sua, parte del dibattito con giovani giornalisti, content creator e operatori dell’informazione che partecipano da giovedì a un corso di formazione europea nella redazione bolognese dell’agenzia Dire. Panico interviene insieme con Margherita D’Innella Capano, general manager di Telpress Italia, azienda di servizi digitali per l’editoria, riferimento nazionale già dagli anni Ottanta. Il tema è il “sondaggio elettorale”, a pochi mesi dal voto europeo del giugno 2024.

Panico

“Questo tipo di rilevazioni è uno dei mezzi più usati in Italia nella comunicazione politica” sottolinea il professore. “Si usano i risultati dei sondaggi come fonte di notizia politica”. Secondo Panico, “in Italia il dibattito è molto povero del tema puro rispetto ad altri Paesi”. Il professore spiega: “Si parla ad esempio poco della banca o del caso ‘x’ e invece molto di più della posizione di quel partito sul tema”.
Il professore continua: “I media schiacciano sull’aspetto politico-militante o partitico il dibattito pubblico sui principali temi che dovrebbero essere affrontati”. La cronaca recente offre diversi esempi, secondo Panico: “Si è tornati a parlare di asili nido, ma non si dibatte della cosa in sé, ad esempio sul perché non si fanno asili nido o quali sono gli ostacoli; ci si concentra invece su cosa dicono Giorgia Meloni, Elly Schlein o Matteo Salvini”. Il risultato? “Le rassegne politico-istituzionali sono perlopiù su contrapposizioni tra partiti e politici”.

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