Michele Schiavi, sindaco a 20 anni: “La politica è amore per il territorio”

E' stato eletto primo cittadino di Onore, nel bergamasco
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Michele Schiavi, 20 anni, studente di Giurisprudenza e tesserato a ‘Fratelli d’Italia’ da quando ha 15 anni, è attualmente il sindaco più giovane d’Italia, neoeletto primo cittadino del piccolo comune bergamasco di Onore, in alta valle Seriana, durante le recenti tornate elettorali.

Candidato della lista civica ‘Innanzitutto Onore’ contro la sindaca uscente Angela Schiavi – di cui non è parente ma solo omonimo, come spesso accade nei piccoli paesi dove certi cognomi hanno una storia e una certa ricorsività – ha ottenuto il 51,22% dei voti, solo 14 in più dell’avversaria.

L’agenzia Dire l’ha contattato per rivolgergli qualche domanda sul suo percorso politico e sulle prospettive della sua amministrazione.

– Ci racconta il suo esordio in politica?

“Ho iniziato in politica a 15 anni circa. Mi è sempre piaciuto restare informato, leggere i giornali. Poi, alle elezioni europee del 2014, il partito che pensavo più vicino a me, cioè Fratelli d’Italia, non era arrivato al 4% e quindi ho pensato di fare qualcosa anche io e scendere in campo. Allora ho mandato una mail al coordinatore provinciale di Bergamo Danilo Zucchinali; fortunatamente mi ha risposto, ci siamo incontrati, e mi ha proposto di non tesserarmi solamente ma anche di fondare un circolo. Ridendo, dico che se i cittadini di Onore sono stati forse un po’ pazzi a fidarsi di un ventenne oggi, Zucchinali all’epoca lo è stato ancora di più fidandosi di un quindicenne. Comunque da quell’incontro abbiamo iniziato a fare attività sul territorio di cui sono molto orgoglioso. Siamo uno dei circoli con più eletti nella Valle Seriana, anche in questa tornata abbiamo ottenuto diversi consiglieri, oltre a me come sindaco di Onore. Il perché io abbia deciso di fare politica sta proprio qui: la politica per me è una passione, è la passione di fare qualcosa per il proprio territorio e per i propri cittadini”.

– Da qui quindi la scelta di candidarsi. Non sarà facile coniugare gli studi in Giurisprudenza a Bergamo, con la vita di partito e gli impegni amministrativi.

“Ovvio. Ho un’estate davanti per capire come conciliare il tutto. Sicuramente la vita amministrativa insieme allo studio avranno la precedenza. Sono sincero, io avevo questa idea in mente. Ma il passo finale l’ho fatto grazie a una squadra che ha creduto in me, alcune persone sono venute a chiedermi di candidarmi, ad altre ho chiesto io di candidarsi insieme a me, quindi c’è stata una fiducia reciproca e questo mi ha aiutato nel prendere la decisione. Il motivo invece, diciamo, ideale è sicuramente l’amore per il mio paese che è Onore ma in generale per tutto il territorio. Abbiamo veramente bisogno di sindaci che facciano sistema. Spero quindi di riuscire a conciliare il tutto”.

– Quali impegni vuole assumersi per i giovani della sua comunità? Come far crescere in loro, ad esempio, il desiderio di restare o tornare ad Onore?

“Noi abbiamo previsto vari punti a livello programmatico ma c’è anche dell’altro. La nostra volontà di puntare sui giovani vuol dire anche puntare sulle giovani coppie, per questo stiamo provando a studiare degli incentivi per invogliare giovani coppie a venire sul territorio. Uno degli incentivi può essere, ad esempio, un maggiore sostegno all’istruzione. Sul come appassionare i giovani, invece, io dico che sono fortunato ad avere nella mia squadra un ventunenne e una ventiduenne, peraltro ‘pluripreferenziati’ in queste elezioni, e questo è sintomo di attaccamento al territorio. Io spero, anzi voglio, coinvolgere i giovani del paese. Alcuni sono già venuti in ufficio a chiedermi delle cose, alcune fattibili, altre un po’ più difficili. Il sostegno ai giovani dovrà passare dallo sport; inoltre stiamo studiando un percorso di cittadinanza attiva per cui, dalle elementari alle superiori, i giovani del territorio partecipino attivamente alla vita amministrativa e sociale. Uno dei motivi per cui spesso i giovani non si sentono parte di una comunità è perché non vengono coinvolti. Quindi creare nuove occasioni di socialità per le categorie più disagiate come giovani, famiglie e anziani sarà uno dei nostri obiettivi principali”.

– Come ha intenzione di incoraggiare forme di partecipazione giovanile? Ci sono diverse associazioni e gruppi organizzati nella Valle Seriana, per esempio gruppi giovanili che fanno sensibilizzazione sul fenomeno delle mafie e delle illegalità presenti anche nel territorio della Valle. Cosa ne pensa? Crede sia importante favorire l’incontro dei giovani della Valle, anche su questi temi?

“Sì, conosco qualche giovane attivo qui nella Valle. Ogni incontro è fondamentale. Infatti nel nostro programma avevamo pensato di organizzare incontri cadenzati su diversi temi rivolti ai giovani. Il primo evento a cui ho partecipato come sindaco riguardava le comunità di cura psichiatrica, molto importanti per il territorio, insieme a società sportive locali che coinvolgevano anche giovani. Abbiamo incontrato alcuni studenti delle terze medie quindi la voglia di favorire l’incontro coi giovani c’è. Sul tema della mafia, che forse noi vediamo come lontano perché negli ultimi anni non ha toccato Onore, bisogna comunque sempre mantenere altissima l’attenzione, quindi parlarne coi giovani penso sia uno degli obiettivi fondamentali. Giovani informati su quello accade nel proprio territorio sono giovani che lo avranno più cuore, partendo anche dalle piccole cose, come il mantenerlo pulito e ordinato, o il non imbrattarlo. Purtroppo negli anni passati abbiamo avuto qualche problema di vandalismo, quindi dobbiamo riuscire a prevenire questi fenomeni più che a curarli”.

– Sicuramente Onore, come lei dice, non è stata interessata da fatti di mafia o di illegalità in generale, ma l’alta Valle Seriana sì, sia storicamente che in tempi recenti, penso a casi di abusi di ufficio, quindi questo tema necessariamente interessa un amministratore locale. “

Assolutamente sì. Infatti il percorso di cittadinanza attiva possiamo chiamarlo percorso di legalità perché va davvero in questo verso. E’ proprio un formare i giovani, che sono poi miei coetanei, su ciò che riguarda la legalità, e far capire loro il senso delle regole, chi le mette queste regole, perché le mette e perché vanno rispettate”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

31 Maggio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»