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Corso Ue giorno 1: ‘Europarlamento, che notizia!’

Voci dal corso per giovani cronisti nella redazione dell'agenzia Dire a Bologna

Pubblicato:30-11-2023 19:02
Ultimo aggiornamento:30-11-2023 23:12
Canale: Formazione EU
Autore:
corso ue
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BOLOGNA – Aperto e trasparente, non stanza chiusa ma spazio partecipato e tutto da raccontare: questo il Parlamento Ue, com’è e come dovrà essere, al centro di un corso europeo rivolto a giovani giornalisti, content creator e operatori dell’informazione. A parlarne, nella redazione dell’agenzia Dire a Bologna, in dialogo con i cronisti, sono docenti di storia e di diritto, comunicatori e rappresentanti dell’istituzione con sede a Strasburgo e a Bruxelles. Introduce temi e prospettive Valentina Parasecolo, coordinatrice dell’ufficio stampa del Parlamento Ue in Italia. “La direzione intrapresa”, dice la responsabile, “è quella che punta a tenere la democrazia dell’Unione sempre meno dentro una stanza chiusa e a trasformarla invece in uno spazio aperto e trasparente, dove i cittadini possono incidere in maniera efficace su scelte e azioni”.

Un contributo lo possono dare i cronisti, con il loro lavoro quotidiano. Lo sottolinea durante il corso Rosa D’Amato, eurodeputata del gruppo Verdi-Alleanza libera europea. “Le istituzioni Ue fanno un grande lavoro che spesso non arriva sui giornali, compresi i ‘dietro le quinte’ degli scambi e dei dibattiti” denuncia la parlamentare. Poi un appello ai giovani reporter, che è anche un augurio di buon lavoro, già oggi e poi domani: “L’Ue deve essere comunicata tanto e nel modo giusto”.

Nel dialogo con i partecipanti lo sguardo si sposta dai territori all’Europa e al mondo. In evidenza le notizie su una visita della presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, attesa in Italia domenica prossima. La prospettiva è poi intercontinentale nei giorni della Cop28 per il contrasto ai cambiamenti climatici al via a Dubai, della tregua fragile in Medio Oriente e della scomparsa di Henry Kissinger. Riparte dall’ex segretario di Stato americano, Giuliana Laschi, professoressa di Storia di integrazione europea presso l’Università di Bologna. Sin dagli anni Sessanta, questa la sua tesi, con Kissinger gli Stati Uniti hanno cercato di “abbattere la potenza commerciale” del continente. Secondo Laschi, “il diplomatico fu uno dei principali nemici dell’Ue”. A confermarlo l’ironia tagliente di Kissinger sul deficit di integrazione del continente, con frasi rimaste celebri: “Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?”. Al corso torna anche un’altra espressione del diplomatico, riferita forse in realtà non all’Ue ma alla Germania, definita “gigante economico, nano politico”. “Nano politico a chi?” sussulta Laschi, sottolineando i progressi, senza sottovalutare le sfide.

Ne parla ancora D’Amato. Il riferimento è al conflitto in Medio Oriente e alle difficoltà dell’Ue di porsi come blocco capace di favorire una tregua tra Israele e Hamas e poi, in prospettiva, un negoziato. “E’ chiaro che serve una politica estera europea definita”, ammonisce la deputata, “con un ruolo di mediazione forte al posto di Paesi come Qatar, Turchia o Cina, dai quali, almeno personalmente, non mi sento rappresentata”. Le crisi non sono però solo esogene, cioè legate a fattori esterni. Lo evidenzia Valentina Capuozzo, docente di Diritto pubblico comparato presso l’Università di Bologna. Al corso si dialoga sulla “rule of law”. Secondo Capuozzo, “la semplicità delle procedure sanzionatorie è decisiva per poter affrontare le crisi endogene, nate all’interno dell’Unione Europea, come quella che coinvolge
Ungheria e Polonia sul rispetto dello stato di diritto”. Il riferimento è a Polonia e Ungheria, Paesi membri nei confronti dei quali la Commissione ha avviato procedure ad hoc sulla base dell’articolo 7 dei trattati europei. I nodi del contenzioso con Varsavia e Budapest sono l’indipendenza della magistratura e la libertà dei media. Secondo Capuozzo, “quella relativa alla ‘rule of law’ è una delle crisi più aperte perché è endogena e non esogena, dunque più complessa da affrontare”.

A volte però a incoraggiare sono le notizie. Come quella in arrivo da Bruxelles sull’accordo Ue per la tutela di cronisti e attivisti contro le cosiddette “querele temerarie”. Le chiamano anche “Slapp”, un acronimo che in inglese vuole dire “schiaffo” e per esteso si legge “Strategic Lawsuit against Public Participation”. “Abbiamo una legge per contrastare le azioni legali abusive contro la partecipazione pubblica e in questo modo proteggiamo i giornalisti e i difensori dei diritti umani” esulta Vera Jourova, vice-presidente della Commissione Ue: “Grazie Daphne Caruana Galizia per aver guidato il mio lavoro su questo”. Un omaggio, questo, alla cronista assassinata nel 2017, maltese come la presidente Metsola in arrivo in Italia.

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