Pena di morte, i ministri della Giustizia a Roma per ‘un mondo senza’

'Per un mondo senza pena di morte', organizzato a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio con i ministri della Giustizia di 20 Paesi
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ROMA – “La pena di morte non è la soluzione per creare un ambiente sano di umanità e di pace. Il Sudafrica è molto impegnato contro ogni forma di intolleranza e di odio. Abbiamo abolito la pena di morte da molti anni e lo abbiamo fatto perché i cittadini del nostro Paese credono che il modo migliore per avere la meglio sul crimine sia che i colpevoli vengano individuati, giudicati dalla legge per poi essere però accompagnati in un percorso di riabilitazione”. Con l’agenzia Dire il ministro della Giustizia del Sudafrica, Ronald Lamola, parla a margine del convegno ‘Per un mondo senza pena di morte’, organizzato a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio.

Ha citato la Costituzione del Sudafrica post-apartheid anche il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo, animatore della conferenza che ha messo a confronto i ministri della Giustizia di 20 Paesi. Impagliazzo ha ricordato che “tutti hanno il diritto alla libertà e alla sicurezza della persona” e che tutti gli esseri umani hanno diritto a “non essere sottoposti a trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti”.

Secondo il presidente, “c’è chi prova a rievocare la pena di morte”, che “sicuramente non appare più così scandalosa come solo qualche anno fa”. Impagliazzo ha aggiunto: “Siamo qui radunati a parlare contro la pena capitale perché è il nostro modo per opporci alla cultura di morte e per mostrare il bene della vita”.

A intervenire anche l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Prevenzione del genocidio, Adama Dieng: “La pena di morte è una cicatrice per l’umanità. Insieme a questa le violenze continuano in tutto il mondo, assistiamo in molti Paesi ad atrocità perpetrate per motivi etnici e religiosi” ha fatto osservare Deng, che ha poi specificato”. Anche in Occidente politici cinici incoraggiano discriminazioni contro i soggetti più deboli, i rifugiati ad esempio. Sembra che non abbiamo imparato nulla dal passato, da quello che è successo 25 anni fa in Ruanda e in ex Yugoslavia”.

L’inviato dell’Onu ha sottolineato: “Molti Paesi hanno deciso di abolire la pena di morte, e lo hanno fatto perché la vita e la dignità sono i diritti umani più importanti. Questo è senza dubbio un segnale di speranza”.

Uno degli interventi della prima parte dei lavori è stato quello di Tsakhiagiin Elbegdorj, ex presidente della Mongolia e rappresentante della Commissione Internazionale contro la pena di morte (Icadp). “Il mio primo atto come presidente della Mongolia, nel 2009, è stato quello di concedere una grazia a un condannato a morte” ha ricordato l’ex capo di Stato. “Da lì è partita la mia battaglia. Nel 2008 Amnesty International paragonava la Mongolia alla Corea del Nord, eravamo fanalino di coda per i diritti umani. Nel giugno del 2017 abbiamo abolito ufficialmente la pena di morte”.

Secondo Elbegdorj, la storia della Mongolia “può essere quella di tutti i Paesi, fino al giorno in cui tutti i 193 membri delle Nazioni Unite avranno abolito la pena capitale”.

La seconda fase della mattinata ha visto gli interventi, tra gli altri, di Mario Marazziti, coordinatore della campagna di Sant’Egidio. Marazziti si è complimentato con il Burkina Faso, ultimo Paese ad abolire la pena di morte per i reati comuni, e ha ricordato che, a fine 2014, erano 142 i Paesi nel mondo ad aver eliminato la pena capitale dal loro ordinamento. Nel corso del convegno c’è anche stato spazio per testimonianze personali sofferte, come quella dell’avvocatessa malese Suzana Norlihan Binti Alias, sorella di un condannato a morte in attesa dell’esecuzione.

A sostenere i lavori di oggi, alla vigilia dell’anniversario della prima abolizione della pena di morte a opera di uno Stato, il Granducato di Toscana, nel 1786, anche il viceministro degli Esteri Emanuela Del Re. “Impegnarsi contro la pena di morte – ha sottolineato Del Re in un messaggio – significa impegnarsi per affermare il valore supremo della dignità di ogni singolo essere umano”.

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