Siria, sos della Mezzaluna Rossa Curda: “Noi, bersaglio della Turchia”

Trecentomila civili hanno dovuto lasciare le aree del conflitto, soprattutto quelle di Serekaniye e Tell Abyad
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ROMA – “Hanno fatto qualsiasi cosa per colpire i civili, e le battaglie di Serekaniye e Tell Abyad hanno iniziato a estendersi lungo tutto il confine. È difficile raccontare quello che vediamo, ma la cosa più difficile è vivere di persona certi momenti”. È passato un anno dall’ultima volta che l’agenzia Dire ha intervistato Jamila Hami, la co-presidente della Mezzaluna Rossa Curda.

Durante quell’incontro, ospite a Napoli, raccontava fiduciosa i progressi del sistema sanitario costruito dalla sua organizzazione nella Siria del Nord o, in curdo, Rojava. Adesso, in un videomessaggio inviato all’agenzia da Qamishlo, sospira: “Dopo l’aggressione turca tutto è cambiato”.

“Lo Stato turco era adirato per la situazione, la condizione di stabilità in cui vivevamo lo faceva sentire insicuro” afferma l’operatrice sanitaria, la voce ferma, nonostante la stanchezza.

“Abbiamo dovuto lasciare 150 tra morti e feriti nell’ospedale di Roj (a Serekaniye, o, in arabo, Ras Al-Ain, ndr), perché non siamo riusciti a raggiungerli. Abbiamo fatto appello a tutte le organizzazioni e alla comunità internazionale perché ci sostenesse, chiedesse alla Turchia un corridoio sicuro per entrare nell’ospedale e salvare le loro vite – prosegue Hami – ma non ce l’abbiamo fatta”.

L’ospedale di Roj è stato colpito intorno a metà ottobre dall’esercito turco e dai suoi alleati. Adesso, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), il suo nome è stato cambiato dagli occupanti da “Roj”, (“Sole”, in curdo), a “Ospedale di Ras al-Ain”.

Il 18 ottobre, la Mezzaluna rossa curda ha comunicato che i suoi operatori non avevano potuto raggiungere la struttura, per il rischio concreto di essere colpiti da armi e droni turchi, che li avevano presi di mira.

Proprio oggi, l’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto in cui denuncia l’uccisione di tre persone, un uomo e due donne, che lavoravano per la Mezzaluna Rossa curda nel territorio controllato dalle milizie filo-turche del cosiddetto Esercito nazionale siriano.

Trecentomila civili hanno dovuto lasciare le aree del conflitto, soprattutto quelle di Serekaniye e Tell Abyad. Ora molti di loro si trovano in 18 scuole del territorio. “Ma quelle scuole servono ai bambini per studiare” conclude Jamila. “Come Mezzaluna Rossa curda stiamo allestendo tre nuovi campi: quello di Newroz, quello di Washo Kani e quello di Tell Semen. Al momento questi campi non hanno niente, stiamo ripartendo da zero per consentire a queste persone di vivere una vita dignitosa. È molto difficile, servono budget importanti… Il mondo intero sembra averci abbandonato. Abbiamo bisogno del sostegno di tutti”.

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