Governo, ora il Movimento 5 Stelle sdogana D’Alema: “Su Salvini ha ragione lui, ci prosciuga”

Nella difficile convivenza con Matteo Salvini, anche D'Alema alle orecchie dei pentastellati puo' dispensare una parola che sembri di conforto
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ROMA – Non sono decisamente piu’ i tempi in cui Beppe Grillo dal sacro blog tuonava: “Meglio imbecille che Massimo D’Alema”.

Nella difficile convivenza con Matteo Salvini, anche D’Alema alle orecchie dei pentastellati puo’ dispensare una parola che sembri di conforto, che suoni come una consolazione a questa o quell’amarezza in salsa salviniana.

Con questi sentimenti Paola Nugnes, senatrice M5s seppure di fede ‘fichiana’, deve aver condiviso su facebook l’analisi che ieri sera D’Alema ha compiuto nel corso di un confronto alla Lumsa con altri protagonisti della II repubblica: Casini, Cicchitto, Alfano, tra gli altri.

Il ragionamento non poteva non cadere sul duello in seno all’esecutivo. D’Alema dixit: “Non credo purtroppo che il consenso intorno a Salvini sia effimero, ha prosciugato il M5s. Mentre il Pd si spostava verso il centro, il centro non c’era piu’. Il Pd andava verso il nulla e nel nulla e’ precipitato”.

L’ex premier ha schiantato la formula politica cara a Renzi della ‘vittoria al centro’. “Oggi e’ formula che non funziona piu’. Salvini si e’ mosso nella direzione in cui si muoveva la societa’. Con Salvini non siamo di fronte a una breve stagione, lui potra’ gestire in modo egemonico la crisi dell’alleato Cinque Stelle”.

Una profezia infausta per i pentastellati. Ma pur sempre una profezia: merce rara in un quadro politico che vive alla mezza giornata. Nugnes, infatti, apprezza: “D’Alema puo’ non piacere ma le sue analisi non sono mai banali”, condivide.

E non e’ sola: nei commenti, il 99 per cento aderisce all’analisi dalemiana. Un’epifania di lodi, misurate, nei confronti dell’ex premier un tempo famigerato tra i pentastellati. “Molti politici di sinistra sono veramente intelligenti e capaci, peccato abbiano fatto errori che stiamo ancora pagando”, si rammarica ad esempio Enrica Shore. Alba De Santis e’ piu’ netta: “Purtroppo per me ha ragione… Il fenomeno movimento non si ripetera’ piu’, collassera’ e Salvini durera’. Fine della storia”.

Roberto Braibanti osa azzardare che da D’Alema ci sarebbe anche qualcosa da imparare. “D’Alema e’ una persona colta e capisce la politica come pochi in Italia. Certo e’ antipatico e ha fatto errori. Ma cio’ non toglie che ad ascoltarlo si capisce meglio qualcosa”. Questo, francamente, e’ troppo.

Si innesca allora una discussione, come capita talvolta quando si parla di D’Alema. Giovanni Caruso richiama all’ordine. “Roberto, ma diciamola tutta. E’ uno pericoloso per il bene comune e i suoi errori li paghiamo ancora. E’ come Andreotti”.

Braibanti deve moderare il suo entusiasmo. “Giovanni, ma certo. Non dico mica di eleggerlo. Dico di ascoltarlo cum grano salis. Se non si manda a casa Di Maio e le sue trame saremo destinati ad un decennio di fascismo applicato”.

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