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Nappytalia, la Ceo: Noi afro-italiani pronti a creare

ROMA -'Non seguiamo i trend, li creiamo’. Questo il motto che campeggia sull’homepage di Nappytalia eco bio cosmetics, un brand
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ROMA -‘Non seguiamo i trend, li creiamo’. Questo il motto che campeggia sull’homepage di Nappytalia eco bio cosmetics, un brand di cosmetici per i capelli “ricci africani e ricci caucasici, perche’ hanno tanto in comune”. A parlare con l’agenzia ‘Dire’ e’ la fondatrice del marchio, Evelyne Afaawua, 30 anni, nata in Francia da genitori originari del Ghana, e cresciuta in Italia. Oggi vive a Muggio’, in Brianza. La sua avventura inizia quattro anni fa quasi per caso. “Un giorno ho deciso di lasciare i miei capelli al naturale. Ho iniziato a cercare informazioni in internet sulla cura e i prodotti per capelli ricci, e mi sono subito accorta che in Italia non se ne trovavano, dovevo ricorrere a siti o blog stranieri. Cosi’, ho deciso di creare una pagina Facebook per condividere i consigli”.

Ben presto pero’, racconta Evelyne, “oltre al tema ‘estetico’ ho iniziato a parlare di quello identitario e della mia ‘afro-italianita”, un argomento nuovo in quel momento. Scrivevo pensieri sul trovarsi ‘nel mezzo’ di due culture, e sulla decisione di smettere di schiarire la pelle o stirare i capelli: non volevo piu’ rincorrere uno stereotipo che non avrei raggiunto mai. Perche’ deturpare i caratteri che la natura mi ha dato?” Le riflessioni di Evelyne si trasformano in un saggio che le attira interviste sulla stampa italiana ma anche proposte di cortometraggi. “Hanno ottenuto un successo incredibile – racconta l’imprenditrice – credo perche’ tanti ragazzi per la prima volta si riconoscevano in me, nella mia storia: una ragazza nera che parla in un italiano perfetto e si definisce afro-italiana”.
L’avventura prosegue: Evelyne crea un blog attraverso cui sistematizza le sue riflessioni e distribuisce prodotti americani per la cura dei capelli ricci. Quindi, a marzo, il grande passo: lancia il suo brand, ‘Nappytalia’, che al momento conta una linea di quattro cosmetici bio, prodotti in Italia. “Sono convinta – dice – che, se vogliamo cambiare l’immaginario sull’Africa, servano figure professionali, con un mestiere e un valore”. Secondo Evelyne, “per gli italiani l’africano colto e’ l’attivista. Non pensano che possano esserci anche banchieri, imprenditori, artisti… Col mio progetto non solo voglio dire ‘ci siamo, esistiamo’, ma anche che, come afro-italiani, siamo capaci di creare delle cose”. Ed e’ questo l’obiettivo del suo esperimento imprenditoriale: “crescere”.

In questo percorso, importante nel 2015 la tappa dell’African Summer School, un progetto della Rete della diaspora africana nera in Italia (Redani), l’associazione Africasfriends e Afroconnessioni, un corso che combina filosofia africana all’afro-business, per formare giovani imprenditori capaci di instaurare ponti tra l’Europa e l’Africa. “Uno degli effetti della Scuola – racconta l’imprenditrice – e’ stato spingermi a ‘decostruirmi e ricostruirmi’. Nel concreto, una volta tornata a casa, ho comprato tantissimi libri sull’Africa. Nel mio precedente percorso, vale a dire prima della Scuola, avevo accettato le mie radici, ma mi mancavano dei pezzi. I docenti dell’African Summer School, poi, sono riusciti a ‘sradicare’ tante altre parti: intendo nozioni euro-centriche non del tutto corrette”. 

Si tratta per lo piu’ “di piccole bugie o semplificazioni sulla storia, la filosofia, la letteratura africana – prosegue Evelyne – ma che richiedevano al loro posto delle verita’, o meglio, dei tasselli che rendessero le mie conoscenze e la mia doppia identita’ piu’ completa”. La scuola in Italia, secondo Evelyne, “e’ focalizzata sul sapere europeo”. Cosi’, spiega, “ho dovuto imparare a tenere in considerazione tanto la civilta’ occidentale quanto quella africana”. Tuttavia, avverte la fondatrice di Nappytalia, “a chi vuol affrontare questo percorso, consiglio di farsi accompagnare. Bisogna ottenere le capacita’ per contestualizzare le nozioni, perche’ e’ fondamentale restare obiettivi ed equilibrati. Se ci si sbilancia troppo verso una ‘identita” e una ‘civilta” e’ un guaio”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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