Regionali, chi vince e chi perde. Per Salvini l’Emilia-Romagna da sogno a incubo

Alcuni analisti si soffermano sul risultato comunque notevole ottenuto dalla Lega in Emilia-Romagna. Fanno finta di non ricordare che non era il risultato regionale l'obiettivo del leader leghista
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ROMA – Alcuni analisti si soffermano sul risultato comunque notevole ottenuto dalla Lega in Emilia-Romagna. Fanno finta di non ricordare che non era il risultato regionale l’obiettivo del leader leghista. Salvini, lo ha detto più volte lui stesso, era strasicuro della vittoria. E già sognava, dopo lo sfondamento nella fortezza Dem, di dare la spallata al Governo nazionale e marciare fino a Palazzo Chigi. 

Per Salvini il sogno ora si è trasformato in un incubo. Tra qualche ora sarà lì a spiegare, con i risultati di questo o quel circondario, che la sua Lega ha ottenuto un successo strepitoso. Ma non potrà nascondere un fatto: che anche se così forte, la Lega è condannata a restare all’opposizione. Che anche partendo da una posizione così importante la sua leadership da oggi è meno salda. Perché adesso i suoi avversari sanno, hanno avuto la conferma, che Salvini può essere sconfitto. E forse anche dentro la Lega prima o poi qualcuno comincerà a fare i conti con queste domande: per quanto tempo si potranno conservare questi risultati stando all’opposizione? Per quanto tempo ancora si potranno sollecitare le paure degli italiani, sul rischio immigrati, sulla sicurezza ecc. visto che poi il risultato non paga? 

E per Salvini ci saranno problemi anche nel rapporto con i suoi alleati: in Calabria vince la candidata di Forza Italia, non della Lega, come non erano leghisti gli ultimi presidenti eletti dal centrodestra in Basilicata, Molise e Abruzzo. In Umbria ha vinto la Lega è vero, ma era un risultato falsato dall’inchiesta giudiziaria che aveva falcidiato amministratori e dirigenti Dem.  A questo punto è facile prevedere che anche in vista delle prossime elezioni regionali in Toscana, Marche, Veneto, Liguria, Campania e Puglia, della Lega resterà solo il Governatore del Veneto. 

Per quanto riguarda il Pd c’è la sconfitta in Calabria ma anche un grande respiro di sollievo. Fino all’ultimo i numeri che arrivavano dall’Emilia-Romagna non erano rassicuranti. Il governatore uscente, Stefano Bonaccini, ha fatto un vero e proprio miracolo. E’ rimasto sulle questioni del suo territorio, non si è fatto trascinare nella competizione nazionale su cui spingeva Salvini. E alla fine ha vinto. Aiutato certamente dal segretario Zingaretti e da tutti i Dem, ma la vittoria è stata soprattutto la sua. Per questo i Dem faranno bene, a livello nazionale, a valorizzarlo e coinvolgerlo ai più alti livelli. 

Hanno vinto le ‘sardine’, questo straordinario movimento di giovani e anziani, di tutte le estrazioni sociali e sensibilità politiche di sinistra, che hanno invaso le piazze italiane risvegliando la passione politica dei tanti che in questi anni avevano preferito l’astensione. Bisognerà che il Pd e la maggioranza di Governo tengano conto di questa presenza e ricchezza. Non cercando di mettere il cappello, ma aprendosi al confronto, trovando nuove forme di partecipazione e per un loro reale coinvolgimento. 

Ha perso Luigi Di Maio, l’ex capo politico del Movimento che a tre giorni dal voto si è dimesso. Ha perso la sua idea che vede il M5S come terza forza equidistante e decisiva. Il Movimento al contrario, considerati gli ultimi risultati elettorali, rischia di sparire se non farà presto una scelta di campo. Che non potrà essere che quello del centrosinistra, perché la Lega e Fratelli d’Italia bastano e avanzano da soli. Per rafforzare questa linea bisognerà che anche il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, indicato a suo tempo dal Movimento, prenda l’iniziativa. Conte deve diventare il riferimento istituzionale più alto del Movimento, magari affiancato dal ministro Stefano Patuanelli, ben visto da tutte le componenti ‘grilline’, come nuovo responsabile politico. 

Anche con il probabile sistema proporzionale, che presto arriverà, alla fine in campo avremo a destra Lega e FdI autosufficienti; dall’altra parte il Pd che dovrà rafforzare il campo riformista con il M5S che potrà puntare a riunire tutto ciò che si muove a sinistra, dai movimenti all’ambientalismo. Con l’appoggio di una lista del presidente Conte, che potrebbe attirare quei moderati liberali e di Centro che non vorranno finire nelle braccia della Lega.

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27 Gennaio 2020
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