Dpcm non significa Dagli al Presidente del Consiglio dei Ministri

Ristoratori, gestori di cinema e palestre. Ma non ci sono solo loro: le critiche all'ultimo Dpcm sono arrivate anche da molto vicino al premier. E da più parti
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ROMA – Il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri non conosce i dati su cui il ministro (di cui è il vice) Roberto Speranza, insieme al premier Giuseppe Conte, ha dato il via libera all’ultimo Dpcm. In aggiunta, Sileri ci tiene a precisare che su quelle misure lui non è “pienamente d’accordo” e si augura anzi che siano transitorie. Dal canto suo il presidente del consiglio Giuseppe Conte confessa a una scolaresca la sofferenza provata nell’aumentare la didattica a distanza alle superiori. “Ma durerà poco”, ci tiene a precisare Conte, e aggiunge, “qualche settimana”.

Passano un paio d’ore e la ministra della famiglia Elena Bonetti si reca in tv per un appello al governo (di cui fa parte): “La didattica a distanza per le superiori non può durare più di 2-3 settimane. Deve essere una decisione provvisoria”, tuona, indifferente all’eco neppure troppo lontana. Lo stesso Conte ai ragazzi aveva spiegato che le misure sono necessarie “perchè la curva del contagio è molto preoccupante“.

Ma il consigliere del governo Walter Ricciardi, pensa che le norme siano sì un passo avanti ma “non sufficiente per affrontare la circolazione del virus in questo momento. Le misure vanno prese in modo proporzionato alla circolazione del virus e il virus in questo momento in alcune aree del nostro Paese dilaga incontrollato”.

Meno male che c’è la cultura. Il ministro della cultura Dario Franceschini difende la scelta di chiudere cinema e teatri. “La curva del contagio è impressionante. Bisogna agire subito”, ricorda, rivelando il travaglio che una decisione simile gli provoca. Tormento che evidentemente non scuote anche i parlamentari della maggioranza Isabella Conti, Mattia Mor, Luciano Nobili, Riccardo Nencini e Daniela Sbrollini i quali contro la decisione del governo (che sostengono) promuovono una petizione e una raccolta di firme: “Cinema e teatri DEVONO RESTARE APERTI. E anche palestre e piscine!”, sbottano nelle prime righe.

Se questo è il clima nella maggioranza e nel governo, non si capisce perchè ristoratori, baristi, ambulanti, titolari di palestre, di piscine, maestranze e attori di teatri, gestori di sale cinematografiche, tutti quelli direttamente colpiti dalle norme dell’ultimo Dpcm dovrebbero darsi pace. Il premier Conte farebbe bene a preoccuparsi dello sfilacciamento nella compagine che lo sostiene (si fa per dire). Il rischio è che il prossimo Dpcm per i suoi stessi proponenti significhi “Dagli al Presidente del Consiglio dei Ministri”. 

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26 Ottobre 2020
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