Long term care, Osa: “Servono regole e condivisione di ruoli”

Secondo la Ue le spesa per l'assistenza potrebbe arrivare fino al 12,6% del Pil nel 2060
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ROMA  – “La spesa pubblica per l’assistenza sanitaria e l’assistenza a lungo termine è andata aumentando nel corso degli ultimi decenni in tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Nel 2015 rappresentava l’8,7% del Pil e potrebbe arrivare fino al 12,6% nel 2060, secondo la relazione congiunta sulla Salute e i Sistemi di assistenza a lungo termine e la sostenibilità fiscale”. Sono le stime pubblicate nel rapporto della Commissione Ue (Direzione generale Affari economici e finanziari) e del Comitato di politica economica (Cpe).

Il documento esplora “le principali sfide e le possibili soluzioni politiche per assicurare la sostenibilità fiscale dei sistemi sanitari nell’Ue in un contesto di invecchiamento delle popolazioni, e tenendo conto delle costose innovazioni tecnologiche che faranno aumentare l’assistenza sanitaria e le spese di assistenza a lungo termine nel futuro”.

Giuseppe Milanese
Giuseppe Milanese

Sulla questione è intervenuto il presidente di FederazioneSanità e della cooperativa Osa, Giuseppe Milanese, tornando ad analizzare i modelli assistenziali che in Italia coinvolgono oltre un milione di pazienti. Il punto di partenza sono le regole: “Bene le norme che subordinano l’accesso degli erogatori a procedure di autorizzazione e accreditamento- spiega- Queste sono necessarie ma non sufficienti. Serve un passo ulteriore per identificare, tra i soggetti accreditati, chi è in grado di fornire un’assistenza reale e di qualità ai cittadini, ad esempio prevedendo dei requisiti ulteriori. Solo così metteremo al centro i diritti dei pazienti e non quelli degli erogatori”.

Per Milanese, secondo quanto riportato dal periodico ‘Osa news’, “è di cruciale importanza una condivisione dei ruoli all’interno del sistema. A partire dal ruolo del servizio pubblico, passando per quello della medicina generale e della farmacia dei servizi, per arrivare al ruolo della moltitudine di realtà imprenditoriali coinvolte nel sistema: erogatori privati, sia profit che no-profit, fino alle multinazionali, che si stanno affacciando con sempre maggiore insistenza nel settore delle salute”.

Tale molteplicità chiama in causa un altro aspetto fondamentale: la necessità di creare reti di presa in carico. “E’ necessario che si organizzino reti territoriali che garantiscano l’accessibilità ai servizi, nonché la capacità di gestire in modo integrato il bisogno del paziente, guidandolo all’interno del network dei servizi stessi”. Infine, per Milanese, presidente di FederazioneSanità Confcooperative e dell’Osa, “non ci si può più accontentare di calcolare il numero di prestazioni erogate, è necessario invece implementare al più presto sistemi di misurazione degli esiti, anche per evitare lo spreco di risorse preziose”.

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