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La Blockchain cambia il mondo

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Per i settori che hanno deciso di sperimentare e integrare questa nuova tecnologia, anticipando i tempi e magari rischiando, i risultati sono stati brillanti
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Di Simone Stellato e Giovanni Perrone

ROMA – Oggi si parla molto di Blockchain e spesso la si associa a Bitcoin, criptovalute, gli smart contracts e non si
riesce mai a capire bene né cosa sia, né le sue applicazioni nella realtà.

Prima di tutto cerchiamo di definire cosa sia la Blockchain: si tratta di un registro condiviso, immutabile e trasparente, che permette di eliminare intermediari di ogni genere. Qualsiasi cosa può essere scambiata o registrata sulla Blockchain, abbassando i costi e risolvendo il problema della fiducia nel singolo, fidandosi piuttosto della maggioranza e della tecnologia.

Quali sono le applicazioni di questa tecnologia così dirompente e rivoluzionaria? Sicuramente tra le prime che vengono in mente ci sono Bitcoin e tutte le criptovalute create successivamente. La prima grande applicazione della Blockchain è dunque quella di scambiare denaro in modo decentralizzato, trasparente e non censurabile. Questo però è solo lo strato superficiale delle applicazioni della Blockchain, quello di cui si parla più spesso, ma ci sono tanti altri campi in cui questa tecnologia può essere applicata.

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Per esempio tra gli utilizzi più interessanti c’è quello relativo all’identità digitale. Basti pensare ai paesi del terzo mondo, nei quali una qualsiasi certificazione identitaria spesso è una chimera: la Blockchain potrebbe rappresentare quel modello decentralizzato di proprietà, gestione ed attestazione dell’identità di una persona. Oggi l’attribuzione dell’identità è sempre gestita da un fornitore di servizi e il titolare non ha l’effettivo controllo dei propri dati, subendo talvolta – sia in maniera malevola che accidentale – un furto d’identità.

Proprio il tema dell’identità digitale spalanca le porte a un altro possibile utilizzo della Blockchain, quello del voto. Al giorno d’oggi ogni votazione richiede uno sforzo organizzativo enorme, sia per assicurarsi un corretto svolgimento delle operazioni di voto e di scrutinio, sia per i costi da dover sostenere, basti pensare alle figure coinvolte ogni volta (scrutatori, forze dell’ordine, ecc.) e a tutti gli strumenti necessari per votare (schede, timbri, matite). Ecco perché l’e-voting tramite Blockchain non è più un’utopia, ma sta divenendo sempre più una soluzione per un voto non ripudiabile, non modificabile e a basso costo.

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Un altro settore che potrebbe beneficiare moltissimo dall’integrazione della Blockchain è quello legale. Pensiamo a tutte le scartoffie per la compravendita di una casa o, spingendoci un po’ oltre, a ogni tipologia di contratto, specialmente i testamenti e tutte le questioni legate a una successione. Se pur rimane vero che la Blockchain non eliminerà del tutto questi contenziosi, d’altra parte l’integrazione di questa tecnologia potrebbe aiutare a semplificare molte operazioni che richiedono un intermediario e insieme a respingere qualsiasi informazione non supportata da fatti concreti. Proprio nel caso di un testamento, la Blockchain garantirebbe agli esecutori testamentari l’accesso a dati più affidabili e verificabili rispetto a quelli attuali.

Si pensi ancora a una qualsiasi certificazione scolastica o accademica: la Blockchain potrebbe garantire in modo trasparente diplomi di licei e università, senza contare il risparmio a livello di tempo e di costi per la trascrizione manuale di tutte queste operazioni.

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Tra tutte le applicazioni, quella dove già attualmente si stanno facendo passi da gigante è relativa al mondo della tracciabilità. La supply chain – ovvero tutto quel sistema di organizzazioni, persone, attività, informazioni e risorse coinvolte nel processo atto a trasferire o fornire un prodotto o un servizio dal fornitore al cliente – già ora beneficia in molti casi dell’integrazione della Blockchain. Pensiamo a tutti i passaggi di una filiera agroalimentare, dalla produzione fino alla vendita: qui la Blockchain torna utilissima per garantire sia al produttore e al fornitore che al consumatore e al cliente tutti i passaggi che hanno portato alla realizzazione di quel prodotto. Conoscere la provenienza del cibo che arriva sugli scaffali, sapere i percorsi delle merci che acquistiamo, essere consapevoli dell’autenticità di una borsa che stiamo comprando, sono davvero passi in avanti rispetto a un mondo in cui ci fidiamo di pochi e delle loro supposte buone intenzioni. Recentemente Walmart ha implementato l’utilizzo della Blockchain all’interno dell’azienda per ottimizzare e rendere più efficiente la tracciabilità di determinati prodotti. In pochi mesi si sono visti i primi e numerosi vantaggi: grazie alla tecnologia, non c’è più spazio per l’errore umano nella catalogazione o nelle analisi dei beni di consumo, si risparmia tempo e i clienti possono verificare personalmente tutti i dati che riguardano i loro acquisti.

É proprio la trasparenza che genera la fiducia nella Blockchain. Anche Carrefour ha fatto un’operazione del genere, iniziando a testare ed utilizzare questo sistema già dal 2017, cominciando da prodotti come pollo, uova o pomodori. In Italia un pioniere in questo campo è stato Foodchain, un’impresa che attualmente viene utilizzata da molti marchi per verificare e certificare numerose ricette nei ristoranti. Nel caso del settore agroalimentare l’idea è quella di tracciare ogni step produttivo dalla A alla Z, fino a che il consumatore potrà vedere attraverso un QR Code apposto sul prodotto tutte le informazioni di suo interesse.

Pensiamo poi al settore della moda, dove la battaglia è da sempre quella di garantire l’autenticità dei prodotti e combattere tutto il mercato in nero. I numerosi vantaggi della Blockchain hanno convinto anche i grandi brand del settore della moda e del lusso. Lvmh, Prada e Cartier hanno creato Aura Blockchain Consortium, un’organizzazione senza scopo di lucro che comprende società anche competitor fra loro, perché come ha dichiarato l’head of marketing di Prada Lorenzo Bertelli “c’è più valore nel collaborare che nel competere, anche se una cosa non esclude l’altra”. Aura aiuta a risolvere i grandi problemi dovuti alla contraffazione dei beni di lusso, a tracciare i vari prodotti monitorandoli trasparentemente nella distribuzione, evitando così perdite o sprechi e risolvendo anche tutti i problemi legati alle violazioni dei diritti del marchio interessato. Attraverso certificati immutabili emessi su Blockchain Aura ha come obiettivo principale la tutela dei brand, migliorando l’esperienza di ogni consumatore e aumentando così la fiducia nelle grandi aziende.

Infine un altro settore in cui la Blockchain può fare miracoli è quello della musica. Protezione del diritto d’autore, eliminazione di intermediari e conseguente divisione equa delle royalties per tutti. Il rapporto tra un musicista e un fan sarebbe diretto e la Blockchain andrebbe a sostituire qualsiasi filtro tra loro, minimizzando qualsiasi costo di intermediazione e di gestione. Esiste già Audius, un protocollo di condivisione e streaming musicale molto famoso basato su Blockchain e che a luglio 2021 vantava già più di 5,3 milioni di utenti unici. Case discografiche e grandi distributori rimangono alla finestra e cercano di capire come non rimanere tagliati fuori.

Si potrebbe andare avanti all’infinito elencando tutte le possibili applicazioni della Blockchain. Per i settori che hanno deciso di sperimentare e integrare questa nuova tecnologia, anticipando i tempi e magari rischiando, i risultati sono stati brillanti. Cosa aspettano gli altri a buttarsi?

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