Primo venerdì di preghiera a Santa Sofia dopo 86 anni

Sui social in tanti ringraziano Erdogan per aver trasformato di nuovo in moschea il museo. Il premio Nobel Pamuk: "Solo populismo"
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ROMA – Si è conclusa ad Istanbul la prima preghiera del venerdì ad Hagia Sophia, il museo che il presidente Racep Tayyip Erdogan ha riconvertito in moschea dopo 86 anni. Foto e video rilanciati dai media internazionali mostrano il capo dello Stato in prima fila, accompagnato dai ministri del suo governo, partecipare alla preghiera collettiva islamica e recitare versi del Corano. All’esterno del monumento millenario, migliaia di fedeli hanno invaso le strade circostanti.

İlk cuma namazı @AyasofyaCamii https://t.co/Aqr9ZQGn7V

— Recep Tayyip Erdoğan (@RTErdogan) July 24, 2020

Alcuni hanno preso posto sin dalla serata di ieri, passando la notte all’aperto, per assicurarsi un posto nei pressi della moschea.

Le autorità hanno dispiegato 21.000 agenti di polizia per far rispettare l’ordine e le disposizioni anti-contagio contro il Covid-19.

Il sito Unesco patrimonio dell’umanità fu eretto all’epoca dell’Impero bizantino da Giustiniano I, nel 537, e fu cattedrale cristiana fino al 1453, quando le armate ottomane posero fine all’Impero e istituirono a Costantinopoli la propria capitale, rinominata Istanbul. Da allora, l’edificio fu trasformato in moschea e costituì uno dei principali luoghi di devozione per i fedeli musulmani. Nel 1935, la destinazione del complesso monumentale cambiò nuovamente: il primo presidente della Turchia indipendente, Mustafa Kemal, detto Ataturk, trasformò la moschea in un museo.

“Ataturk propugnava un modello di Stato secolare, e trasformare Hagia Sophia, che era stata una cattedrale greco-ortodossa prima e una moschea poi, serviva a mandare un messaggio preciso al mondo, soprattuto all’Occidente: la Turchia è uno stato secolare che abbraccia la lacità dello stato teorizzata dalla Francia e fatta propria dagli stati europei, e anche la Turchia ne è parte”. Lo ha dichiarato al Deutsche Well Orhan Pamuk, scrittore di fama mondiale, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 2006. Secondo l’intellettuale, la scelta di Erdogan dimostra che Ankara “non rispetta più i valori propugnati da Ataturk. E’ un gesto populista, con cui dire che la Turchia è più vicina all’islam e sempre più lontana dall’Europa. Mi sorprende che l’opposizione turca non si sia opposta a questa scelta“. Per Pamuk, però, questo si spiega col fatto che “le voci contrarie non possono farsi sentire perché in Turchia non c’è libertà di espressione”. “Finalmente questo luogo dell’islam è tornato ai musulmani”, hanno invece scritto decine di utenti da ogni parte del mondo sui social network, ringraziando Erdogan per il cambiamenti.

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