A Palazzo Barberini ‘L’Italia in-attesa’: un percorso fotografico racconta il lockdown

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ROMA – Nessuno a contemplare il Cristo morto del Mantegna. Vuoto il Piccolo Teatro Strehler di Milano. Inarrivabile il Colosseo. Deserta Roma, struggente nelle fotografie di Andrea Jemolo. Lui, con altri 11 grandi fotografi, racconta ‘L’Italia in-attesa’, quella travolta dal Covid-19 che aspetta silente il ritorno alla vita, ma anche quella mai vista prima, sospesa dal lockdown della scorsa primavera. È potente il percorso fotografico perché ci riguarda tutti, potenti sono le sale di Palazzo Barberini, che accoglie il progetto e ci regala nuovi spazi di bellezza e speranza. Come la serra, dove presto verrà aperta la caffetteria del museo e dove da domani, 25 febbraio, si potranno osservare gli scatti di Jemolo, tappa di un percorso che si snoda in maniera non uniforme, costringendoci ad attraversare le sale magnifiche della Galleria nel cuore di Roma.

Promossa dal ministero dei Beni culturali e realizzata dalla direzione generale Creatività contemporanea e dall’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, la mostra espone le opere di Olivo Barbieri, Antonio Biasucci, Silvia Camporesi, Mario Cresci, Paola De Pietri, Ilaria Ferretti, Guido Guidi, Andrea Jemolo, Francesco Jodice, Allegra Martin, Walter Niedermayr e George Tatge. “È una esposizione che inaugura a quasi un anno dal lockdown- ha spiegato Flaminia Gennari Santori, direttrice delle gallerie Barberini-Corsini, intervistata dall’agenzia Dire- Le opere sono il risultato di una committenza della direzione generale del ministero che ha invitato 12 tra i più significativi fotografi italiani a riflettere e a raccontare l’Italia ai tempi del lockdown. Questi scatti verranno acquisiti dall’Istituto centrale del Catalogo e entreranno nella collezione permanente dello Stato. Per esporle abbiamo scelto degli spazi di Palazzo Barberini che sono normalmente chiusi al pubblico, a parte la sala Ovale”.

Così, ha spiegato ancora, “il visitatore scopre dei luoghi nuovi, anche inaspettati, in cui siamo riusciti a garantire una visione molto intima di queste opere che sono tutte diverse una dalle altre e che forse sono tenute insieme da un filo rosso: una riflessione sulla memoria e sul tempo della nostra cultura. Nessuna di queste immagini è documentaristica o racconta gli eventi, ma sfida il tempo di quel momento e ci induce alla riflessione su quel momento”. Il percorso inizia dalla Sala delle Colonne, nel Seicento biblioteca e stanza delle antichità di casa Barberini. Qui Olivo Barbieri immortala la Camera degli Sposi del Mantegna per ragionare sul sistema della rappresentazione, mentre dall’altra parte della Sala Guido Guidi si rivolge al paesaggio minimo della quotidianità, elevando i particolari spesso inosservati a oggetti monumentali. Si passa poi alle Cucine novecentesche, in origine la stanza del leone, dove effettivamente era tenuto uno degli animali esotici allevati a palazzo, ma più avanti dedicato alla collezione di marmi antichi. Dal 1934 occupato dalle cucine del Circolo ufficiali delle Forze armate, oggi è finalmente uno spazio espositivo che per la prima volta accoglie i visitatori e presenta i lavori di Silvia Camporesi, che ha scelto di ritrarre i luoghi della sua infanzia liberati dallo scorrere della vita quotidiana, George Tatge e Allegra Martin, che immortala luoghi simbolo della cultura milanese privati del pubblico. Dal satellite sono scattate le immagini di Mimmo Jodice, che ritrae architetture simbolo del patrimonio italiano, come il Colosseo, mentre Mario Cresci volge lo sguardo al micro-mondo della sua casa di Bergamo. Infine, Antonio Biasucci trasforma ceppi di alberi in archetipi che rimandano alla circolarità del tempo.

La mostra prosegue nella Sala Ovale con i paesaggi di Paola De Pietri e quelli montani di Walter Niedermayr, questi ultimi in perfetto dialogo con i dipinti antichi della campagna romana che adornano la Sala dei Paesaggi. Chiude il percorso la meravigliosa serra nel cuore del giardino. Qui, siti simbolo della Città eterna vengono ritratti deserti da Andrea Jemolo, in un confronto inaspettato con le immagini dei centri storici danneggiati dal sisma del Centro Italia e ritratti da Ilaria Ferretti. ‘L’Italia in-attesa’ è la prima di tre azioni del progetto 2020FermoImmagine, ideato dal Mibact, che proseguirà con la mostra ‘Città sospese. I siti italiani Unesco nei giorni del lockdown’, presto a Palazzo Poli, e con Refocus, open call per fotografi under 40 in collaborazione con la Triennale di Milano e il Museo di Fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo.


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