“Strano gioco, l’unica mossa vincente è non giocare”, con le proprie vite

Solo chi ha toccato con mano il Covid diventa capace di comportarsi 'bene'? Se serve il coprifuoco, la risposta è sì. Ma allora rischia di essere solo l'inizio di un grosso rischio
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BOLOGNA –  “Molto bene: i bombardieri in volo e i sommergibili si tengano pronti. E portiamoci a Defcon 1″. È una battuta, una delle più celebri, del film “Giochi di guerra” del 1983. Racconta l’avventura di un giovane informatico ed abile hacker che, credendo di sfidare il computer in un gioco tipo Risiko, finisce per entrare nei cervelloni dell’esercito americano e avviare la simulazione di una guerra globale con lanci intercontinentali di missili balistici. Al Norad, il centro di controllo delle forze armate Usa credono, però, che sia tutto vero: c’è un attacco in corso e bisogna difendersi, rispondere. Ci si prepara quindi a lanciarli davvero, i missili. Quelli che stanno per piombare sugli States sono finti, digitali; quelli che il Norad si appresta a far decollare sono veri… Tanto che appunto si alza progressivamente il livello Defcon, l’indice di stato di allerta militare. Se da 5 arriva a 1, il livello massimo, è guerra inevitabile. Ecco, il coprifuoco anti-Covid che riappare in Lombardia (ma anche a Genova, seppur meno severo, lo si adotta) suona un po’ come quella frase: “Portiamoci a Defcon 1”. Il coprifuoco è l’anticamera del lockdown e non è uno scherzo. Però non tutti sembrano coglierlo.

Se si ascolta il sindaco di Brescia, Emiliano Del Bono, lo si sente dire che nelle province di Brescia, Bergamo e Cremona “tra ricoveri e decessi, è stato un vero dramma”, ma “questi territori che hanno conosciuto un’enorme sofferenza”, dopo “hanno avuto una cautela diversa. I cittadini hanno risposto con grande responsabilità”. Insomma, chi ha toccato con mano e da molto vicino la portata letale del Covid, dopo si comporta correttamente. Se si ascolta l’assessore lombardo alla Sanità Giulio Gallera, lo si sente dire che in Lombardia, una delle regioni attualmente più colpite dal contagio, “probabilmente il ritorno alla vita sociale, i mezzi affollati, le attività extrascolastiche, la movida, le cene con gli amici… Tutto questo ha creato questa grossa diffusione del virus”. Stessa regione, ma diverse percezioni del rischio? E dice proprio “movida e cene con gli amici…”. Come se la vera ‘bolla’ fosse quella piena di chi vive e si comporta ‘come se niente fosse’; come appunto se fosse un gioco.

Ma il virus, come il pc, non ragiona: semmai calcola, è matematico, ed esegue la logica causa-effetto. Nel film succede così: la situazione sfugge di mano, perchè ci si ritrova a inseguire l’emergenza e di Defcon in Defcon si arriva al rischio di precipitare davvero per sbaglio nella guerra mondiale. Quindi, se si sottovaluta la minaccia, la minaccia si materializza. E se la realtà non è un gioco è inevitabile alzare il livello di difesa. Che poi significa quelle restrizioni che rischiano di dare un ulteriore colpo alle vite e alle economie. Bisogna scottarsi per imparare, auspicabilmente prima che sia troppo tardi, a non giocare col fuoco? A che Defcon dobbiamo salire?

“Giochi di guerra” il conflitto guerra globale lo evita all’ultimo minuto: mentre il supercomputer -da solo- sta arrivando a scoprire i numeri della sequenza di lancio dei missili veri, e sta per riuscirci, viene ‘distratto’; viene costretto a giocare a tris contro se stesso. “Strano gioco, l’unica mossa vincente è non giocare“, concluderà saggiamente il pc lasciando a terra le armi balistiche. Strana epoca, l’unica mossa vincente è non ‘giocare’ con le proprie vite.  

La clip del film “War games”:

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23 Ottobre 2020
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