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Putin vuol essere pagato in rubli… comincia il fuggi fuggi tra i suoi

L'editoriale del direttore Nico Perrone

vladimir putin imago

ROMA – Un annuncio secco all’Europa: il gas russo dovete pagarlo in rubli. Lo ha deciso l’autocrate russo, Vladimir Putin, facendo aumentare il prezzo del 15% in più. Domani i big europei si vedranno col Presidente degli Stati Uniti per decidere le prossime mosse contro l’invasore. Oggi il premier, Mario Draghi, è intervenuto alla Camera e al Senato per dire che l’Italia aumenterà le spese per gli armamenti, portandolo al 2% del pil come deciso in sede Nato.

Per quanto riguarda la notizia del giorno, che accrescerà le difficoltà delle nostre imprese, Putin ha comunicato che non accetterà più pagamenti in dollari ed euro per il suo gas consegnato in Europa, ma accetterà solo rubli: “Ho deciso di attuare una serie di misure per trasferire il pagamento delle nostre forniture di gas ai paesi ostili in rubli russi”. Putin ha ordinato che i cambiamenti siano attuati nel più breve tempo possibile.

L’autocrate alza lo scontro ma nel suo cerchio ristretto cominciano le prime fughe. Stando alle indiscrezioni riportate da Bloomberg la governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, ha cercato di dimettersi dopo la decisione del presidente Vladimir Putin di ordinare l’invasione dell’Ucraina ma la sua richiesta è stata negata. Secondo le fonti di Bloomberg il clima dentro la Banca centrale russa dopo l’annuncio delle sanzioni è stato all’impronta della disperazione e del timore di essere intrappolati in un’istituzione sostanzialmente isolata dall’economia di mercato. In una breve dichiarazione venerdì scorso dopo aver deciso di mantenere i tassi vicino al massimo da due decenni del 20%, Nabiullina ha rimandato il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione del 4% fino al 2024 e ha avvertito che l’economia è avviata a una fase di contrazione. Inoltre, a differenza di quanto avveniva nel corso degli ultimi tempi, non ha risposto alle domande dopo la riunione del consiglio.

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Notizia di oggi anche le dimissioni dell’inviato per il clima di Mosca, Anatoly Chubais, pezzo grosso della politica che ha lasciato in fretta e furia la Russia spiegando che la sua decisione è legata all’opposizione alla guerra di Vladimir Putin in Ucraina.

Per quanto riguarda il dibattito politico in Italia, Giuseppe Conte a nome del M5S continua a dire no all’aumento delle spese militari: “Con quale faccia con caro bollette e caro benzina diciamo ai cittadini che ora bisogna dedicarsi alle spese militari? Possiamo dirlo mentre in Sanità rimandiamo un milione di interventi e 20 milioni di esami diagnostici?”. Sugli adempimenti, ha detto ancora Conte, “siamo sotto soglia in compagnia di altri Paesi: nessuno dice che gli impegni non debbano essere mantenuti e rispettati, ma le politiche di welfare per lavoratori e cittadini non possono essere emarginate o posticipate rispetto a un indirizzo politico che anche sulla scia emotiva vorrebbe rilanciare immediati e cospicui investimenti militari”.

Una presa di posizione che lo allontana ancora una volta dal Pd di Enrico Letta, che sul tema ha detto la sua: “Non c’è nessun bellicismo né mio né del Pd, ci preoccupiamo di aiutare i profughi e arrivare alla pace ucraina. Siamo pacifisti ma non saremo mai come i caschi blu a Srebrenica, gente che si gira dall’altro lato mentre c’è un massacro”, ha sottolineato il leader Dem. Sulle spese militari “il punto non è il 2% nazionale. Anche io dico che ha poco senso che ogni Paese spenda di più senza introdurre una vera Difesa europea. Quello è il nostro destino e razionalizzerebbe le spese, riducendole in Italia”.

Poi Letta è passato ad attaccare il senatore che tifa Putin, Vito Petrocelli, pure presidente della commissione Esteri del Senato: “Semplicemente indifendibile. Le dimissioni sono la conseguenza naturale delle sue parole e dei gesti” ha detto il , segretario del Pd. “Io non mi dimetto. Non ho mai fatto né mai farò quello che mi chiede un qualsiasi segretario del Pd”, ha subito replicato il presidente della commissione Esteri del Senato.

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2022-03-23T19:58:41+02:00