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Libano, Saad Hariri rientra a Beirut: attesa decisione sulle sue dimissioni

Ora a Beirut si attende l'incontro tra Hariri e il capo di Stato Michel Aoun, che ha rifiutato di accettare le sue dimissioni
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ROMA – “Tutti sanno che non ci può essere un primo ministro tranne Saad Hariri“, “Saad Hariri non è solo il capo del governo libanese, è un leader”. Così i sostenitori del premier dimissionario libanese a una tv locale, come riporta la stampa egiziana, galvanizzati dal rientro a casa del politico. La notte scorsa infatti ha finalmente rimesso piede a Beirut Saad Hariri, il Primo ministro libanese protagonista di una vicenda dai contorni ancora oscuri. Partito da Parigi, ha fatto tappa al Cairo, dove ha incontrato il presidente Abdel Fatah Al-Sisi.

Ad accoglierlo all’aeroporto, vari esponenti della politica e delle Forze di sicurezza. Hariri, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa, è andato dritto a visitare la tomba del padre Rafiq, ucciso in un attentato il 14 febbraio del 2005. Stamani invece ha preso parte alle celebrazioni per l’indipendenza del Libano assieme a tutte le alte figure dello Stato, mentre alle 12 ora locale prenderà parte a un pranzo presso la residenza presidenziale.

Per le 13 è prevista invece una manifestazione di benvenuto davanti la sua casa, organizzata dal Movimento per il futuro, il suo partito politico.

Oltre due settimane fa Hariri ha rassegnato le sue dimissioni affermando di sentire la sua vita minacciata dagli Hezbollah, un gruppo armato che vanta esponenti anche in parlamento, e che è alleato dell’Iran. Il premier, che era a Riad al momento dell’annuncio, è rimasto nel Regno saudita facendo sospettare pressioni da parte della monarchia. Ma pur avendo negato tale eventualità, vari politici libanesi hanno accusato l’Arabia Saudita di tenere il loro premier in ostaggio per via della sua ostilità nei confronti di Teheran.

Sabato scorso il primo ministro è volato a Parigi. Ora a Beirut lo attende l’incontro col capo di Stato Michel Aoun, che ha rifiutato di accettare le sue dimissioni fintanto che non fosse possibile avere un colloquio faccia a faccia.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

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