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Clima, rapporto Copernicus: “Il livello dei mari sale a un tasso allarmante”

venezia
L'Ocean State Report segnala un aumento del livello globale di 3,1 millimetri all'anno. E dal 1979 si è sciolto l'equivalente di sei Germanie di ghiaccio
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ROMA – Il riscaldamento degli oceani e lo scioglimento del ghiaccio terrestre stanno causando un aumento del livello del mare di 3.1 millimetri l’anno globalmente e di 2.5 millimetri l’anno nel Mediterraneo. Si tratta di “tassi allarmanti”. Così Copernicus Marine Service pubblicando il suo quinto ‘Ocean State Report‘. Il rapporto rivela “la rapidità con cui l’oceano sta cambiando” e descrive alcune delle conseguenze, tra le quali l’innalzamento del livello del mare, il riscaldamento degli oceani, la loro acidificazione, la loro deossigenazione, la perdita di ghiaccio marino e la migrazione dei pesci.


“L’oceano sta subendo cambiamenti senza precedenti, questo ha un enorme impatto sia sul benessere umano che sull’ambiente marino – avverte Copernicus – Le temperature del mare in superficie e sotto la superficie sono in aumento in tutto il mondo e il livello del mare continua ad aumentare a tassi allarmanti“. Questi e altri fattori “possono combinarsi causando eventi estremi che colpiscono aree vulnerabili come Venezia“, ricorda Copernicus Marine Service, la componente marina del programma di osservazione satellitare Copernicus dell’Unione Europea. A novembre 2019, infatti, ricostruisce infatti il rapporto, un livello medio del mare insolitamente alto, una forte marea primaverile e condizioni meteorologiche locali e regionali estreme si sono combinate per causare picchi di marea eccezionali nella città, con l’acqua alta arrivata a un massimo di 1.89 metri. È stato il livello più alto registrato dal 1966 e più del 50% della città è stata allagata. E anche le Maldive rischiano di essere sommerse entro fine secolo.

IN QUARANTA ANNI PERSE ‘SEI GERMANIE’ DI GHIACCIO

L’estensione del ghiaccio marino artico sta diminuendo costantemente: tra il 1979 e il 2020, ha perso un equivalente in superficie di ghiaccio a circa sei volte la dimensione della Germania. Si stima che il riscaldamento dell’Oceano Artico contribuisca per quasi il 4% al riscaldamento globale dell’oceano. Mutamenti che oltre ad essere catastrofici per gli ecosistemi e l’equilibrio climatico impattano pesantemente su attività umane come la pesca. Infatti “i cambiamenti nelle catture di sogliole, aragoste, spigole, triglie e granchi sono collegati all’estrema variabilità causata dai periodi di freddo e dalle ondate di calore marino nel Mare del Nord”, segnala Copernicus.

livello mare copernicus
Estimated Arctic sea ice extent in 2020 (green curve) compared to the sea ice extent in the Arctic estimated from daily values during the 1979–2020 reference period (red curve).


Oltre allo scioglimento dei ghiacci, l’inquinamento causato da attività terrestri come l’agricoltura e l’industria “sta causando l’eutrofizzazione degli oceani, con un impatto sugli ecosistemi delicati”. Fenomeni che colpiscono in maniera differente varie aree del mondo, e infatti “il riscaldamento degli oceani e l’aumento della salinità nello scorso decennio si sono intensificati nel Mediterraneo“, rileva Copernicus. “Il cambiamento climatico, l’inquinamento e lo sfruttamento eccessivo hanno creato una pressione senza precedenti sull’oceano, che non solo costituisce il 71% della superficie terrestre, ma è anche responsabile della regolazione del clima terrestre e del sostentamento della vita”, avverte Karina von Schuckmann, oceanografa del Copernicus Marine Service e coordinatrice dell’Ocean State Report.

L’inquinamento da nutrienti, fertilizzanti ad esempio, causato da attività terrestri come l’agricoltura e l’industria “ha un effetto devastante sulla qualità dell’acqua dell’oceano“, avverte Copernicus. Attraverso l’eutrofizzazione, “l’aumento della crescita delle piante può portare a livelli ridotti di ossigeno nell’acqua di mare e persino bloccare la luce solare naturale, con effetti potenzialmente gravi sugli ambienti costieri e sulla biodiversità marina”. Il Copernicus Marine Service ha perciò introdotto un nuovo indicatore di monitoraggio degli oceani per misurare le percentuali medie annue di acque eutrofiche e oligotrofiche che “sosterrà il monitoraggio dei mari regionali europei e salvaguarderà i delicati ecosistemi marini dalle continue minacce antropiche”. Ad esempio, il rapporto mostra che nel Mar Nero il contenuto di ossigeno è andato diminuendo da quando sono iniziate le misurazioni, nel 1955. Ancora, il riscaldamento delle acque oceaniche ha fatto migrare parte della vita marina verso acque più fredde, favorendo l’introduzione di specie non autoctone. Un esempio si è verificato nel 2019 quando il velenoso pesce leone (Pterois miles) è migrato dal Canale di Suez al Mar Ionio a causa dellaumento delle temperature nel bacino del Mediterraneo.

Il Copernicus Ocean State Report rivela anche che il ghiaccio marino artico continua ad essere “ben al di sotto della media e sta diminuendo a un ritmo allarmante”. Negli ultimi trenta anni, il ghiaccio marino artico “è diminuito costantemente in estensione e spessore”. Dal 1979, la copertura di ghiaccio di settembre (minimo estivo) “si è ridotta del 12.89% per decennio, con minimi storici negli ultimi due anni”. La continua perdita di ghiaccio marino artico “potrebbe contribuire a un ulteriore riscaldamento regionale, all’erosione delle coste artiche e ai cambiamenti nei modelli meteorologici globali“. Il monitoraggio e la segnalazione “accurata e tempestiva” dei mutamenti in corso “sono fondamentali per comprendere l’oceano in modo da poterci adattare ai suoi cambiamenti – prosegue von Schuckmann – L’Ocean State Report fornisce parametri semplici e di facile comprensione per valutare lo stato dell’oceano, come varia e come cambia. Evidenzia anche la necessità della governance per aiutarci tutti a lavorare insieme per ridurre gli effetti dannosi e adattarci per proteggere questa risorsa preziosissima e i suoi ecosistemi”.

La quinta edizione del Copernicus Ocean State Report del Copernicus Marine Service, implementato da Mercator Ocean International per conto della Commissione Europea, include un riassunto conciso che illustra gli impatti del cambiamento climatico per l’oceano. Pubblicato ogni anno, mette in evidenza anche le tendenze chiave osservate e le loro conseguenze significative, tra cui il rapido innalzamento del livello del mare, il riscaldamento degli oceani, l’acidificazione degli oceani, la deossigenazione degli oceani e un calo del ghiaccio marino. Utilizzando dati satellitari, misurazioni e modelli ‘in situ’, l’Ocean State Report offre una panoramica completa dello stato attuale, delle variazioni naturali e dei cambiamenti in corso sia nell’oceano globale che nei mari regionali europei.

Scritto da oltre 150 scienziati provenienti da più di trenta rinomate istituzioni europee, il rapporto intende fungere da riferimento per la comunità scientifica, gli organismi nazionali e internazionali, i decisori e il pubblico in generale. Il rapporto si concentra sugli indicatori chiave di monitoraggio degli oceani per monitorare come sta cambiando l’oceano e analizza l’impatto di questi cambiamenti. Inoltre include sezioni sulla governance degli oceani e sullo sviluppo di nuovi strumenti e tecnologie per il monitoraggio degli oceani, come un nuovo indice plankton-to-fish con dati satellitari, a sostegno della gestione degli oceani e della pesca, e un sistema di previsione per le meduse nel Mediterraneo. Gli indicatori oceanici sono raggruppati in tre serie: lo stato fisico dell’oceano (Blue Ocean), lo stato biologico e biochimico dell’oceano (Green Ocean) e il ciclo di vita del ghiaccio galleggiante nelle regioni polari (White Ocean).

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