VIDEO | In Italia 17 milioni di persone praticano sport, ma attenzione agli effetti collaterali

Adriani: "Lesioni importanti anche sotto i 12 anni, oggi gesto atletico estremizzato"
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ROMA – In Italia circa 11,5 milioni di persone praticano uno o più sport con continuità, mentre 5,5 milioni lo praticano saltuariamente per un totale di 17 milioni di soggetti coinvolti (29,8% della popolazione totale). E se lo sport viene considerato un rimedio curativo in molti soggetti, è anche vero che un’intensa attività fisica può generare delle problematiche. Per saperne di più l’Agenzia Dire ha intervistato il dottor Ezio Adriani, responsabile del Centro di Traumatologia dello Sport e Chirurgia del Ginocchio del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, dove entro il 2019 aprirà anche una nuova unità operativa dedicata a questo settore.

– Quali sono in ambito ortopedico gli ‘effetti collaterali’ dello sport?
‘L’effetto collaterale più importante avviene quando si estremizza un’azione o un gesto. Lo stesso accade in ambito meccanico: quando un’automobile viene portata in pista, indubbiamente consuma di più rispetto a quando se ne fa un normale utilizzo. Lo sportivo estremizza con il gesto atletico, un movimento per cui è evidente che alcune strutture, in particolare le articolazioni, siano con il tempo le più esposte a danni da usura. In più ci sono i traumi, perché non dobbiamo dimenticare che lo sport può portare ad eventi in cui l’energia è tale da superare le resistenze dell’anatomia, con la conseguente rottura di tendini, legamenti o ossa’.

– Tra i vari traumi di origine sportiva la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio è sicuramente uno fra i più frequenti, soprattutto in alcune discipline come il calcio e lo sci…
‘La rottura del legamento crociato anteriore è sicuramente tra i traumi più frequenti e invalidanti, poiché è una struttura fondamentale per le rotazioni durante il gesto atletico. Una volta rotto, il legamento crociato anteriore non può guarire e noi non siamo in grado di ripararlo, ma solo di sostituirlo in maniera molto efficace. Ormai è l’intervento eseguito di più nell’ambito della patologia sportiva del ginocchio e abbiamo messo a punto metodiche anatomiche che permettono di avere ottimi risultati, anche se si tratta comunque di ricostruzioni’.

– È sufficiente una banale caduta sugli sci, uno scontro giocando a calcetto, un piede messo male durante una corsa sotto casa e il ginocchio cede. Si può dire che il popolo degli sportivi italiani è impreparato?
‘Assolutamente no: gli italiani, così come la popolazione mondiale, per fortuna ha sempre più voglia di fare sport a tutte le età e in qualsiasi condizione. Questo fa sì che gli infortuni siano aumentati, ma la cultura della preparazione atletica nel nostro Paese è ben presente; basti vedere quante persone frequentano le palestre. L’unica risorsa che abbiamo per ridurre i traumi durante l’attività sportiva è la preparazione atletica’.

– Una buona preparazione atletica evita di andare incontro ad infortuni nello sport, quindi rinforzare la muscolatura ed arrivare al gesto atletico allenati e dopo aver eseguito un corretto riscaldamento è essenziale. Eppure questo a volte non basta, neppure a chi dello sport ne fa la sua professione: perché?

‘Per ridurre gli infortuni, intanto, è fondamentale conoscere bene il gesto atletico. Occorre poi una buona preparazione aerobica e muscolare, ma soprattutto una buona preparazione all’elasticità per trovarsi preparati di fronte all’imprevisto. Non per questo, però, anche agli atleti più preparati capita di andare incontro agli infortuni; per cui ci sono sportivi che, nonostante siano preparati ed abbiano dietro un’equipe specializzata, si fanno male. Questo avviene perché spesso si abusa del nostro corpo. Pensiamo ai calciatori: un tempo giocavano soltanto la domenica, mentre oggi le partite sono anche infrasettimanali’.

– Quanto incide numericamente la traumatologia dello sport in ambito ortopedico?
‘La traumatologia dello sport è uno dei capitoli più importanti in ambito ortopedico. In generale, l’ortopedia è cresciuta moltissimo e comprende il grosso blocco della strada, della patologia degenerativa e delle protesi, con il ripristino dell’anatomia delle articolazioni invecchiate oppure colpite da patologia tumorale. La traumatologia dello sport, in particolare quella del ginocchio, è indubbiamente quella che sta emergendo in maniera preponderante e che sta cercando di ritagliarsi degli spazi super specialistici all’interno dell’ortopedia. Questo vale sia a livello delle società scientifiche sia degli ospedali, che hanno necessariamente bisogno di creare reparti dedicati allo sportivo’.

– La percentuale degli infortuni è più sbilanciata verso la popolazione maschile. Ma quali sono le fasce d’età più coinvolte?
‘Ormai esiste una diffusione della traumatologia dello sport a tutte le fasce d’età, questo perché si pratica attività sportiva dai 3 anni ai 90 anni. E noi medici incentiviamo questo, perché lo sport è salute e, se ben fatto, sicuramente giova moltissimo. Dobbiamo però riconoscere una percentuale più alta in quella fascia d’età che va dai 20 ai 50 anni, in cui si praticano attività più estreme, come lo sci, l’alpinismo o il motociclismo. Troviamo però una patologia anche nel giovane, perché oggi, soprattutto nel calcio, viene estremizzata l’attività agonistica anche al di sotto dei 12 anni’.

– Che conseguenze può avere un trattamento tardivo?
‘Può avere conseguenze importanti soprattutto per quanto riguarda l’usura delle strutture vicine al legamento leso. La diagnosi è fondamentale ed è necessario avere un super specialista per diagnosticare al pronto soccorso qual è la lesione. Se per esempio non riconosciamo una lesione del crociato anteriore nel ginocchio, e lo lasciamo continuare a lavorare, quel ginocchio riuscirà pure ad avere una buona attività, ma a discapito delle altre strutture. Quindi potremmo ritrovarci con una lesione del menisco che poteva essere salvata, se riconosciuta in tempo e trattata in modo adeguato’.

– Esistono sport nocivi in età pediatrica?
‘L’età pediatrica è un’età delicata in quanto lo scheletro è in accrescimento. Per questo occorre un’attenzione ancora più alta alle situazioni di danno. L’estremizzazione di un gesto atletico nell’adolescente può creare lesioni delle strutture legamentose, che poi avranno difficoltà ad essere trattate proprio perché lo scheletro è in accrescimento. Quello a cui bisogna prestare maggiore attenzione rispetto all’atleta maturo, quindi, è la simmetricità del gesto atletico per ridurre stimoli eccessivi da una parte o dall’altra’.

– Meglio evitare il tennis?
‘Da sempre il tennis è considerato uno sport asimmetrico che desta preoccupazione in alcune mamme. In realtà non esiste uno sport ideale, noi consigliamo eventualmente di praticarne più di uno. Oggi si spingono i ragazzi verso l’agonismo ad età sempre più precoci e questo fa sì, purtroppo, che si fa sempre e solo un gesto atletico. Tornando al tennis, si può praticare se aiutato da una buona preparazione o meglio ancora da altri sport, come il nuoto, in maniera tale da andare a compensare il movimento asimmetrico’.

– La chirurgia è sempre più all’avanguardia. Quali sono le ultime tecniche di terapia per garantire una veloce ripresa dell’attività lavorativa e sociale?
‘Lo sviluppo maggiore avvenuto nell’ambito della patologia dello sport e della chirurgia del ginocchio è stato dato dall’artroscopia, metodica utilizzata ormai da 30 anni, che ci permette di essere mini invasivi entrando all’interno dell’articolazione con telecamere, andando a fare una diagnosi precisa ed effettuando gesti chirurgici molto precisi, quasi a livello microscopico. Una ridotta invasività permette all’atleta di tornare rapidamente alla sua attività lavorativa, mentre per quanto riguarda la ripresa dell’attività sportiva bisogna comunque rispettare la biologia, quindi la maturazione del gesto chirurgico che abbiamo effettuato’.

– Un’ultima domanda: cosa è cambiato oggi nel trattamento della patologia del menisco?
‘Tantissimo. Il menisco è un ammortizzatore importantissimo nella funzione del ginocchio e in grado di ridurre l’usura della cartilagine, che negli anni passati abbiamo troppo trascurato. In passato eseguivamo la meniscectomia, cioè quando un menisco si rompeva, banalmente, lo toglievamo. E se questo gesto creava nell’immediato una rapida risoluzione dei disturbi, con pazienti che tornavano a giocare a calcio a breve termine, a distanza di tempo si è invece rivelata un boomerang in quanto creava grosse patologie sulla cartilagine che potevano portare all’artrosi e quindi alla necessità di mettere una protesi dopo 20/30 anni. Oggi abbiamo invece a disposizione dei mezzi tecnici grazie ai quali riusciamo a praticare atti chirurgici molto precisi che ci permettono di riparare il menisco. Nei quei casi in cui siamo costretti a togliere il menisco, abbiamo comunque a disposizione la possibilità di sostituirlo sia con menischi artificiali sia addirittura di optare per un trapianto di menisco’.

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22 Luglio 2019
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