Mafie, le mani del clan Arena sulla bergamasca: carabinieri arrestano 13 persone

Tutti i reati, scrivono i carabinieri di Bergamo, venivano commessi con la finalità di agevolare la cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto
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MILANO – Il clan ‘ndranghetista degli Arena di Isola di Capo Rizzuto (Crotone) in azione nella bergamasca nel settore dell’autotrasporto. Con uomini del gruppo a minacciare i concorrenti di un imprenditore compiacente e- secondo quanto emerso dalle indagini- responsabili di un furioso incendio a Seriate nel febbraio del 2014, col quale furono appiccate le fiamme a decine di camion di una ditta di trasporti che ostacolava i piani imprenditoriali del clan e dei suoi fiancheggiatori. Il disegno è stato smantellato dal comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, che su ordine del gip del Tribunale di Brescia, su richiesta della locale Direzione distrettuale Antimafia, hanno arrestato 13 persone del sodalizio accusate a vario titolo di estorsione, usura, detenzione illegale di armi da fuoco, riciclaggio ed autoriciclaggio di denaro e bancarotta fraudolenta.

Il gruppo, in parte di Bergamo in parte della Calabria, aveva anche messo in piedi- spiega l’Arma- un meccanismo di false acquisizioni societarie, fallimenti fraudolenti, fornitura di prestiti a tasso usuraio e reimpiego di capitali illeciti. L’operazione di oggi aveva avuto un prologo con 4 fermi di indiziato di delitto e decine di perquisizioni lo scorso 10 febbraio. Il prosieguo delle indagini ha poi permesso di accertare come, al fine di inserirsi nel mercato, gli uomini del clan Arena, con la complicità dell’imprenditore locale, avessero messo in piedi un complicato sistema di acquisizione fittizia di una ditta di trasporti, al fine di poter operare in prima persona all’interno del settore e, soprattutto, per poter riciclare soldi provento di attività illecite. Società che poi, successivamente, veniva fatta fallire in maniera fraudolenta, come riscontrato dai Carabinieri. “Tutti i reati- scrivono i carabinieri di Bergamo- venivano commessi con la finalità di agevolare la cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto”.

Per uno degli indagati, l’accusa è anche di detenzione illegale di armi da fuoco, come accertato dalle attività tecniche effettuate nel corso delle indagini. Gli uomini del clan, dopo essersi stanziati definitivamente nel territorio orobico, avevano inoltre creato un sistema di prestiti con tasso usuraio e, in un caso specifico, a fronte di un prestito elargito ad un imprenditore, avevano ottenuto, in maniera sproporzionata rispetto a quanto prestato, la parte di una vendita di un immobile, venduto ad un prezzo totalmente fuori mercato.

L’operazione dei militari di Bergamo ha visto anche l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di 4 villette situate sul lungomare di Cutro (Crotone). I carabinieri hanno infatti accertato che uno degli indagati aveva acquistato gli immobili in questione, già di proprietà di un esponente di spicco della cosca “Grande Aracri”, detenuto in carcere, utilizzando proventi illeciti derivanti dalla produzione di false fatture per operazioni inesistenti, per ostacolare le indagini a carico di quest’ultimo ed occultarne la provenienza delittuosa. Inoltre, è stato accertato che l’indagato, oltre a farsi carico dell’acquisto degli immobili, negli ultimi anni provvedeva anche al mantenimento economico e materiale della famiglia del detenuto, in particolar modo della moglie, utilizzando, anche in questo caso, proventi di natura illecita. Per questa vicenda, dunque, i due soggetti in questione e la donna, sono stati destinatari, a vario titolo, di misure cautelari, in carcere e ai domiciliari, per il reato di riciclaggio, autoriciclaggio ed intestazione fittizia di beni.

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