Preso in Spagna il super latitante Pellegrinetti: era il boss della nuova banda della Magliana

ROMA –  Catturato ieri pomeriggio in Spagna il superlatitante Fausto Pellegrinetti, 76 anni, appartenente alla nuova banda della Magliana e ricercato da oltre 15 anni.

Con diversi alias (Franco; Enrico Longo; Franco Pennello; Giulio Dedonese), l’uomo è destinatario di un ordine di esecuzione poiché condannato in via definitiva a 13 anni di reclusione per i reati di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e riciclaggio.

L’operazione è avvenuta al termine di un’attività investigativa durata circa due anni e condotta dalla Squadra Mobile di Roma, dal Servizio Centrale Operativo, in collaborazione con la polizia nazionale spagnola UDYCO Central, la Direzione Centrale Polizia Criminale -SCIP- e la Direzione Centrale Servizi Antidroga, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

Fausto Pellegrinetti, ricercato da più di 15 anni, è stato arrestato nel pomeriggio di domenica mentre trascorreva la sua latitanza all’interno di un attico super lusso in via Paseo del Pintor Fernando Soria 9, al centro di Alicante.

A bloccarlo una squadra di investigatori composti da Agenti della VII Sezione Narcotici Squadra Mobile di Roma, dello SCO e della Polizia iberica, quest’ultima attivata dall’Ufficio dell’esperto per la sicurezza della Dcpp-Scip di Roma, appartenente alla Dcsa del Ministero dell’Interno.

Al momento della cattura non ha opposto resistenza, e non era armato, quando i poliziotti italiani e spagnoli hanno fatto irruzione nell’edificio.

Uno dei più potenti uomini della banda dei Marsigliesi al momento della cattura non ha proferito parola, ha capito che oramai era arrivata la fine della sua latitanza durata troppo a lungo.

Il pool di investigatori ha iniziato le indagini partendo dalla città di Roma per giungere in Spagna, in particolare ad Alicante, con appostamenti e pedinamenti grazie ai quali è riuscita ad individuare la rete di protezione del latitante che ha portato direttamente a Pellegrinetti. Così in un comunicato la Questura di Roma.

 

CHI E' FAUSTO PELLEGRINETTI

Personaggio di elevato spessore criminale nell’ambito della criminalità organizzata romana, l’uomo annovera pregiudizi per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, reati contro il patrimonio, riciclaggio, ricettazione. E’ evaso il 22 ottobre del 1993 dalla clinica romana “Belvedere Mondello”, dove si trovava ricoverato in regime degli arresti domiciliari, per poi far perdere le proprie tracce.

Destinatario di provvedimento di esecuzione di pene concorrenti, e contestuale ordine di esecuzione, n. 3218/2005 Res emesso in data 25/02/2009 dalla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Roma, dovendo lo stesso espiare la pena di anni 13 mesi 5 e giorni 3 di reclusione; provvedimento in carico alla Squadra Mobile 7^ Sezione antidroga ed esteso in ambito europeo (Mae). Per aver acquistato 550 Kg di cocaina (anno 1992) (art. 73 e 80 D.P.R. 309/90).

Per aver riciclato 6 miliardi di lire, provento del narcotraffico (1996-1998) (art. 648 ter C.P.). Nel 1992 da un’indagine della DEA e dello SCO, le autorità italiane, seguendo il flusso del denaro tra Nord America, Europa e Colombia, arrivano a Fausto Pellegrinetti, romano, che viveva in latitanza a Via Roccaraso a Roma. Pellegrinettisi era rimodulato da efferato rapinatore in trafficante di stupefacenti e, successivamente in riciclatore di denaro. La svolta arriva in occasione dell’ultimo ”Pick Up” ovvero l’ultimo prelievo di denaro sporco, quando Pellegrinetti finisce in manette a Roma e viene sequestrato un milione e mezzo di dollari in contanti.

A capo dell’organizzazione risulta un triumvirato di vecchi criminali Ferraresi Primo e D’Alessandri Giuseppe e Pellegrinetti Fausto che dalla zona di Malaga, dove vivevano in clandestinità, gestivano due business separati solo in apparenza: l’import-export della cocaina e il riciclaggio. Sulla capitale si riversava periodicamente, un vero e proprio oceano di cocaina: 5000 mila chili smerciati sul mercato romano e la cifra astronomica di 55 milioni di dollari Usa riciclata in un ventaglio di attività diversificate. Fausto Pellegrinetti era a “Capo dell’Organizzazione”, con il ruolo di leader indiscusso e di regista di tutte le strategie espresse, in ciò collaborato da Ferarresi, sia nel campo del narcotraffico che in quello del riciclaggio, attraverso gli associati.

La simbiosi tra le due componenti, la prima ad altissima caratura criminale e la seconda di riconosciuta professionalità imprenditoriale, evidenziava l’estrema pericolosità sociale del sodalizio, che veniva anche dai solidi legami intrattenuti con famigerate consorterie delinquenziali calabresi (famiglia Barbaro-Papalia) e campane (clan Senese), e dalle ingenti disponibilità finanziarie dimostrate dall’organizzazione capeggiata dal Pellegrinetti.

Infatti, mediante l’immissione sul mercato d’ingenti capitali provento di traffici illeciti, quindi privi di costi, l’organizzazione ha prodotto effetti discorsivi dell’economia legale in alcuni settori commerciali particolarmente sensibili giungendo, in taluni casi, ad alterare i prezzi di mercato dei prodotti commercializzati dalle società del gruppo (metalli e frutta), nonché ad inserirsi in settori ad “altissimo rischio” quale quello ludico, nello specifico le “slot machine”.

Il suo braccio destro, un palermitano con ottime conoscenze in America Latina, era Lillo Rosario Lauricella con il quale nel 1997 ricicla 16 miliardi delle vecchie lire comprando ed installando in Brasile migliaia di slot machine. Lauricella, dopo avere collaborato con la giustizia, venne ucciso a Caracas nel 2002, con difficoltoso riconoscimento stante le sue numerose plastiche effettuate al volto.

La latitanza dorata di Fausto Pellegrinetti, cominciata dopo l’evasione del 1996, termina così in un attico di superlusso ad Alicante.

22 Gennaio 2018
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