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Morra si scusi su Santelli. L’Italia non è la Rupe Tarpea

"Era noto a tutti che la presidente della Calabria Santelli fosse una grave malata oncologica. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte", ha dichiarato Morra
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ROMA – “Era noto a tutti che la presidente della Calabria Santelli fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Jole Santelli, politicamente c’era un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso». Lo ha detto a Radio Capital il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra. Un’affermazione che ha scosso tutti, ha fatto prendere le distanze anche al suo partito pentastellato e gli è costata qualche intervento pubblico in tv andato a monte. Ma non basta. Non può bastare. Va riconosciuta a Morra una controtendenza. Rispetto al nazional popolare tipico che santifica i morti, pure i peggiori, lui invece non si fa scrupolo di addebitare alla ‘defunta’, come carinamente la chiama, non solo i mali della Calabria, ma una sorta di ‘arroganza’ per essersi candidata quando era già metastatica e al contempo, ai calabresi, una bella tara di stupidità per averla votata. In buona sostanza è la malattia a qualificare la persona: benvenuti a Sparta e alla Rupe Tarpea.

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Ma soprattutto Morra, che invece di parlare di ndrangheta si diletta a trovare nel tumore di Santelli la causa dei mali della Regione, fa un po’; pensare al “traffico di Palermo” causa di tutti i mali della Sicilia, nella celebre pellicola Johnny Stecchino e mostra di non conoscere cosa accade alle persone che vivono un cancro. Dati AIOM dicono che “quasi 3 milioni e mezzo di italiani vivono dopo la diagnosi di cancro, il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi”. Le donne metastatiche con un cancro del seno, nel nostro Paese, sono 37 mila. Tutte queste sono persone che vivono, lavorano, imprenditori, insegnanti, giornalisti, e perché non politici? Sono persone che scelgono, agiscono e costruiscono, si sposano, allevano figli, nipoti, si separano, si guadagnano il pane, sono dirigenti d’azienda o addetti alle pulizie. Non è una colpa ammalarsi, non è un merito esser sani. Buffo questo Paese che per un pugno di cellule chiamate embrioni ingaggia crociate etiche terrorizzando con lo spauracchio delle teorie eugenetiche e poi lascia che un rappresentante delle Istituzioni, con un ruolo cosi importante, si metta a condannare una donna perché malata e resti al suo posto. Speriamo di no, speriamo che sia mandato a fare altro. Magari ad occuparsi del traffico, uno dei peggiori mali di Palermo, sempre per tornare al simpatico film Johnny Stecchino.

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