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Grecia e migranti, l’accoglienza illegale salva le istituzioni

Ad Atene molte Ong nate in seguito alla crisi economica per aiutare i cittadini greci, si sono attivate anche per i migranti
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ROMA – Alla crisi dei migranti sta rispondendo una rete di privati cittadini organizzata in Ong e strutture non riconosciute ed autogestite, le uniche di fatto in grado fornire assistenza umanitaria e legale ai tantissimi che arrivano in Grecia e sulle isole. Lo spiega alla Dire Laura Raccanelli, operatrice sociale di una Ong con base ad Atene che ha lavorato nei principali punti di accoglienza formali ed informali della città: “Tutti i soggetti operativi sul territorio, dalla Marina Militare, che gestisce il noto campo di Skaramangas, ad Unhcr, al Greek Council for Refugees, sono perfettamente a conoscenza di quali servizi offrano questi soggetti informali ed i centri autogestiti: una rete che offre alloggi e assistenza umanitaria, legale e monetaria. E non solo tutti sono a conoscenza della loro esistenza, ma sanno nel dettaglio quale tipo di sostegno offrono ai migranti e richiedenti asilo”. Laura spiega che all’origine del problema ci sono gli uffici regionali dove vengono analizzate le richieste d’asilo, i quali non riescono più a far fronte all’enorme numero di procedimenti, lasciando di fatto le persone migranti in un limbo.

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Laura Raccanelli

“Il governo ha predisposto un ulteriore sistema di pre-registrazione, procedura per l’avvio della quale un primo appuntamento viene fissato tramite Skype. A seguire, si viene registrati come richiedenti asilo e solo allora viene assegnato un appuntamento per l’intervista individuale e l’esame del caso specifico. Questa procedura può richiedere anche un intero anno e le tempistiche non accennano a diminuire”. Durante questo lasso di tempo, i migranti sono privi di assistenza umanitaria e legale, per questo è entrata in azione la società civile: “La vastissima rete di supporto diffusa in tutta la città è una risposta alla crisi del sistema di accoglienza ufficiale. Molte Ong nate in seguito alla crisi economica per aiutare i cittadini greci, si sono attivate anche per i migranti. Io stessa, nel mio lavoro di operatrice sociale- racconta Laura Raccanelli- ho avuto modo di reindirizzare, secondo le necessità del caso, i migranti ed i richiedenti asilo in alcuni luoghi dove so per certo che troveranno un punto di orientamento legale, scarpe, vestiti o un ambulatorio per l’assistenza medica”.

In questo senso, la rete informale di supporto è stata per le istituzioni greche un’ancora di salvezza non indifferente. “Per questo i soggetti non ufficiali o non riconosciuti sono stati largamente tollerati. Basti pensare che un’ampia fetta del supporto materiale fornito ai migranti- prosegue l’operatrice dell’Ong di Atene- sia esso distribuito da Unhcr, dal Danish Refugees Council o da centri autogestiti, proviene dallo stesso deposito, con sede nel campo di Ellenikò, dove si concentrano gli arrivi delle moltissime donazioni volontarie” conferma Laura.

grecia2“La comunità internazionale, e ancor più l’Unione europea, hanno il dovere di assistere i paesi dell’Europa del sud nella gestione di questi flussi di arrivi ininterrotti- osserva l’operatrice-. Anche alcuni aspetti degli ultimi accordi tra Unione europea e Turchia andrebbero riconsiderati, o per lo meno chiariti, dal momento da marzo in poi noi operatori abbiamo registrato soltanto un incremento degli arrivi. In questo senso, una legislazione europea di supporto e di sostegno in ambito di prima e seconda accoglienza potrebbe cominciare a sbloccare una situazione che non potrà rimanere tale ancora a lungo, non solo per mancanza di fondi, ma per un sistema comune di asilo europeo che si è dimostrato inefficace”. Un altro aspetto preoccupa l’opeatrice: “L’equilibrio raggiunto da questo network informale è molto precario. Il lavoro è svolto principalmente da volontari e gli aiuti derivano da donazioni autonome e non continuative. Nel momento in cui le donazioni diminuiranno, come già sta accadendo in quest’ultimo mese, o il numero di volontari non sarà più sufficiente a portare avanti le attività di sostegno, il grande numero di migranti e richiedenti asilo che attualmente ne beneficia potrà contare solo ed esclusivamente sul sistema di sostegno predisposto dalle istituzioni, il quale come detto, versa in condizioni disastrose”.

di Marina De Stradis

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