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Etiopia, urne aperte con 46 partiti: ma in Tigray non si vota

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Il Tigray è l'epicentro di un conflitto divampato a novembre, con un'offensiva dell'esercito federale seguita a elezioni locali non riconosciute
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ROMA – File ai seggi da questa mattina ad Addis Abeba, dove gli aventi diritto sono chiamati a scegliere tra 18 partiti per rinnovare il consiglio comunale e per le elezioni legislative: lo riferiscono fonti di stampa concordanti, in una giornata segnata però anche dall’impossibilità per milioni di etiopi esprimere la propria preferenza. Il voto, il primo dalla nomina di Abiy Ahmed alla guida del governo federale nel 2018, non si tiene nella regione del Tigray e in altre circoscrizioni del Paese dove si sono verificate tensioni e violenze. Il quotidiano Addis Standard ha diffuso le fotografie delle file ai seggi, sia in città che in altri Stati etiopi, come quello vicino di Oromia. A esprimere la propria preferenza questa mattina nella capitale anche la presidente della Repubblica, Sahle-Work Zewde.

Favorito nelle consultazioni il Partito della prosperità di Abiy. Tra le principali alternative i Cittadini etiopi per la giustizia sociale. A partecipare, nel complesso, 46 partiti e 9.500 candidati. Oltre 37 milioni gli aventi diritto che si sono iscritti, a fronte di una popolazione di 109 milioni di persone.

Nelle regioni dove non si vota oggi, stando alle comunicazioni della Commissione elettorale, dovrebbe essere possibile esprimere le preferenze il 6 settembre. Il Tigray è l’epicentro di un conflitto divampato a novembre, con un’offensiva dell’esercito federale seguita a elezioni locali non riconosciute, organizzate dal Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), ora messo al bando.

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