hamburger menu

Epatiti sospette in Europa, Sileri: “Non rientra in quelle note, sappiamo ancora poco”

Lo dichiara alla Dire il sottosegretario alla Salute, interpellato sui casi delle epatiti acute pediatriche

ROMA – “Il ministero della Salute si è immediatamente attivato, è già stata inviata una nota alle Regioni e sono state già fatte diverse riunioni con l’Ecdc. Per il resto, sappiamo per ora quello che sanno anche gli altri Paesi, purtroppo ancora poco, nel senso che c’è la descrizione di casi di epatite, molti descritti nel Regno Unito e alcuni in Spagna, Olanda, Belgio e Romania. Si tratta di una forma di epatite non riconosciuta nelle classiche epatiti virali, quindi A,B, C, D ed E, non si conosce la sua natura e se vi è un virus. In alcuni casi è stato trovato adenovirus, non c’è correlazione con il Covid e alcuni di questi piccoli pazienti hanno purtroppo necessitato, perché era una forma di epatite grave, di trapianto di fegato. Al momento si tratta per fortuna di numeri molto bassi e c’è una difficoltà nella diagnosi, perché se tu hai un qualcosa di nuovo non sai neppure come testarlo”. Ha risposto così il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, interpellato sui casi di epatiti acute pediatriche sospette in Europa nel corso di una intervista video rilasciata alla Dire.

“Esistono due scuole di pensiero sulla sua natura- ha proseguito Sileri– tra chi crede che sia un virus infettivo e chi crede che non lo sia. La diagnosi è molto difficile e va per esclusione. Ad oggi chiunque in un’età pediatrica o tardo adolescenziale presenti i sintomi riferibili ad un’epatite, prima di dire che è una nuova epatite di natura da determinarsi vanno escluse tutte quelle precedenti. Ecco la difficoltà”. Il ministero, intanto, e già “dietro al problema”, ha ribadito il sottosegretario, secondo cui ora serve un “coordinamento internazionale, in questo caso europeo, sperando che chi ha avuto più casi e chi avuto i casi per primo possa indicarci di cosa si tratta. Al momento il numero di casi è prevalentemente limitato alla Gran Bretagna, ce ne sono intorno ai 60 casi circa in tutto il Regno Unito”. Però si parla di qualche caso individuato già anche in italia.

“In questo momento non sono segnalati casi in Italia- ha risposto Sileri alla Dire- ma come dicevo precedentemente, laddove tu hai un’epatite che non è stata ancora inquadrata, da lì può nascere il sospetto. Noi adesso siamo di fronte ad una epatite che non rientra tra quelle note e prima di poter dire che è qualcosa di nuovo devi escludere quelle che ci sono. Accanto a queste ci sono le epatiti che possono essere da farmaci o da tossine, cioè si hanno altre forme di epatite di natura non infettiva. Quando studiavo Medicina, agli inizi degli anni Novanta- ha ricordato Sileri- sui libri c’era l’epatite ‘non A’ e l’epatite ‘non B’, perché la C non era ancora stata descritta. Quindi tutto ciò che non era A e non era B era diventata C, ma non era ancora C. Adesso, per spiegarlo in maniera semplice, ci troviamo davanti a qualcosa che va oltre la lettera E“.

Ma in questo momento, ha fatto sapere Sileri, “non sarei preoccupato. È chiaro che viviamo con la sensibilità di un SARS-CoV-2 che ha fatto oltre 160.000 morti in Italia e quasi 5 milioni di morti in tutto il mondo. Ora ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso, quindi attenzione anche a non paragonare qualcosa di nuovo che accade routinariamente nella scienza medica con quello che invece abbiamo vissuto che è una pandemia. Questo è qualcos’altro di molto più limitato, seppur drammatico perché può colpire la popolazione pediatrica, ma assolutamente non sovrapponibile neppure lontanamente a ciò che abbiamo vissuto con il SARS-CoV-2″, ha concluso.

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

2022-04-23T17:09:15+02:00