Inchiesta rifiuti in Campania, archiviata posizione De Luca jr.

L’annuncio del figlio del governatore: “Si chiude brutta pagina”
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

NAPOLI – “Il gip ha accolto la richiesta di archiviazione della procura relativa al procedimento giudiziario nato in seguito a una inchiesta pseudo-giornalistica”. A darne notizia è l’ex assessore di Salerno Roberto De Luca, figlio del governatore della Campania Vincenzo. 

De Luca fa riferimento all’inchiesta di Fanpage.it Bloody Money sullo smaltimento dei rifiuti a seguito della quale, nel febbraio dello scorso anno, era stato indagato per corruzione insieme a un’altra ventina di persone. L’ex assessore di Salerno, dimessosi proprio a seguito dell’inchiesta, cita anche alcuni passaggi della richiesta della procura poi accolta dal giudice delle indagini preliminari. “La procura – spiega De Luca in un video postato sulla sua pagina Facebook – dice che non è stato fatto alcun riferimento a tangenti né erano state quantificate. Non avevo abboccato alla trappola”.

Inoltre, in merito ai contatti tra l’ex pentito di camorra Nunzio Perrella e il commercialista Francesco Igor Colletta, “in cui si discute di percentuali, la procura – spiega Roberto De Luca – conferma che è assolutamente esclusa la consapevolezza da parte mia del contenuto delle conversazioni e che il Colletta rispondesse di istruzioni ricevute da me”. Insomma, la procura “ha accertato che la notizia di reato era manifestamente infondata. E’ stata organizzata una macchinazione. Tutto – conclude De Luca – è ormai alle spalle. Si chiude una brutta pagina”.

Archiviata anche la posizione di Francesco Piccinini, direttore di Fanpage, Sacha Biazzo, giornalista della testata e autore dell’inchiesta, e di Nunzio Perrella. “Siamo stati archiviati perché abbiamo fatto giornalismo – scrive Piccinini sul suo profilo Facebook -.  A dirlo non siamo noi ma i Pm che hanno scritto la richiesta di archiviazione, accolta e confermata nel suo impianto dal Gip. Con buona pace delle argomentazioni dei nostri detrattori e di chi ci ha voltato le spalle ora c’è scritto, in una disposizione dello stato italiano, che Bloody Money è stato giornalismo e, per scriverlo, i giudici si sono rifatti alla Costituzione, alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ad altre sentenze su casi simili all’estero”.

Tutti gli altri indagati “sono stati archiviati – fa sapere Piccinini – perché il reato era impossibile. Il reato di corruzione non poteva configurasi perché da parte dei giornalisti di Fanpage.it non c’era la volontà di corrompere ma quella di informare i cittadini”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

20 Settembre 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»