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Migranti, il movimento dei rifugiati a Salvini: “Faccia un passo indietro sul decreto”

Il permesso per motivi umanitari "è l'unico modo per consentire a un migrante di trovare un lavoro e poi un contratto, cioè per integrarsi e crearsi un futuro"
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CASTEL VOLTURNO – “I discorsi di Salvini istigano l’odio. A Castel Volturno lo vediamo: gli italiani sono arrabbiati e si sfogano contro gli immigrati. Noi qui vogliamo costruire, insieme agli italiani, un futuro migliore per la nostra terra. Chiediamo al governo di aiutarci in questa battaglia”. Così, all’agenzia Dire, Mamadou Kouassi del movimento migranti e rifugiati di Caserta, si rivolge all’esecutivo, rispondendo alle accuse lanciate da Matteo Salvini contro chi si oppone al decreto immigrazione messo a punto dal Viminale.

Parlando alla commemorazione per i 10 anni dalla strage di Castel Volturno, Kouassi ha lanciato un appello al governo “a Salvini e anche a Di Maio affinché si faccia un passo indietro sul decreto. Eliminare il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari – osserva – significa generare il caos. Qui a Castel Volturno avremo un disagio doppio perché la maggior parte dei migranti ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari. E il permesso è l’unico modo per consentire a un migrante di trovare un lavoro e poi un contratto, cioè per integrarsi e crearsi un futuro”.

Il portavoce del movimento migranti e rifugiati viene dalla Costa d’Avorio e a dicembre la sua compagna italiana darà alla luce una bambina. “Deve avere il diritto di essere cittadina sia italiana che ivoriana. Il governo – aggiunge – dovrebbe impegnarsi per lo Ius Soli perché tanti bambini, anche se nati in Italia, oggi sono apolidi”.

Kouassi ha conosciuto uno dei 6 migranti morti nella strage di Castel Volturno. Si chiamava Karim ed stato ucciso dalla camorra a 28 anni. “Andavamo insieme alle rotonde per lavorare come braccianti e siamo stati sfruttati entrambi dai caporali”.

La notte della strage, Mamadou si trovava a Castel Volturno, dove viveva. “Quando sono arrivato sul posto – racconta – i corpi dei miei fratelli erano stati già portati via dalla polizia. Ma ho vivo nella memoria il sangue, era dappertutto“.

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