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Regione Lombardia, affidamenti diretti e pochi acquisti: Corte dei Conti certifica il flop di Aria

davide caparini aria lombardia
La magistratura contabile evidenzia la falsa partenza della creatura voluta dall'assessore al Bilancio della Lombardia, Davide Caparini (in foto)
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MILANO – Aria spa compra la metà del previsto e ha speso in un anno un miliardo di euro in affidamenti diretti. Al di là e oltre il flop prenotazioni vaccini, la società in house degli acquisti di Regione Lombardia torna nell’occhio del ciclone della Corte dei Conti: “A fronte di una media degli acquisti programmati tramite Aria Spa prossima al 70% del totale, l’istruttoria sui dati di bilancio ha rivelato che gli acquisti effettivi tramite il canale centralizzato non superano il 36%. L’istruttoria ha inoltre mostrato un’elevata incidenza degli acquisti non soggetti a gara per circa un miliardo di euro“. E’ il succo della parte lombarda di una relazione di 300 pagine su tutte le regioni italiane della sezione delle Autonomie della Corte dei Conti, diffusa oggi e incentrata sull’analisi degli “organismi partecipati dagli enti territoriali e sanitari”.

L’indagine, corredata dalle verifiche delle Sezioni regionali di controllo, riguarda il 2019 (quindi prima della pandemia), ma si allunga sino al primo semestre 2020. Un anno di gestione insomma, essendo nata Aria il 1 luglio 2019. E riserva un giudizio poco lusinghiero proprio sulla principale mission istituzionale della in house: l’acquisto di beni e servizi.

La magistratura contabile evidenzia la falsa partenza- prima di tutto organizzativa- della creatura voluta dall’assessore al Bilancio Davide Caparini e che doveva produrre risparmi ed efficienza dalla fusione della vecchia centrale acquisti Arca e di Lombardia informatica: “L’istruttoria ha mostrato uno scarto significativo tra il modello organizzativo adottato da Aria e le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili, rilevando altresì criticità relative ad una molteplicità di discipline contrattuali, all’incremento del personale attribuito agli uffici di staff, al mancato rispetto del principio di onnicomprensività del trattamento economico dirigenziale, all’affidamento di incarichi esterni per servizi legali, e al ricorso eccessivo alle consulenze”.

La normativa di riferimento per la gestione delle partecipate, ricorda la Corte dei Conti, è il decreto legislativo 175 del 2016, che dispone regole di gestione efficiente e vieta ricapitalizzazioni e aiuti alle società partecipate in difficoltà o in liquidazione. Ma anche la governance di Aria non convince: “In sostanziale continuità con le precedenti verifiche, è stato rilevato che la Regione Lombardia risulta priva di una struttura specificamente dedicata al controllo sugli organismi partecipati, affidato, invece, alle diverse Direzioni, ovvero ad alcuni organismi collegiali partecipati da soggetti esterni. Considerata la necessità di un maggiore coordinamento, peraltro riconosciuta dalla stessa Regione, La Sezione ha evidenziato, pertanto, la necessità che la Regione ridefinisca la propria organizzazione dotandosi di un ufficio di coordinamento e controllo degli enti partecipati”.

Insomma, “pur apprezzando lo sforzo finalizzato alla riduzione dei costi di struttura, resta da approfondire la forma di governance adottata dopo la fusione, valutando se gli obiettivi di razionalizzazione alla base della stessa siano stati perseguiti e se siano presenti duplicazioni di funzioni. Nella loro concreta attuazione, tuttavia- affondano il colpo i giudici contabili- tutti gli strumenti si rivelano caratterizzati dalla strutturale mancanza di processi, strumenti e metodologie adeguati allo scopo. Così, da una parte la rilevazione ‘ordinaria’ dei fabbisogni è negativamente condizionata dal ruolo di mero ‘collettore’ di Aria S.p.a. e da un’insufficiente attività di coordinamento del Tavolo tecnico degli appalti, dall’altra la raccolta dei fabbisogni ‘straordinari’ e le connesse autorizzazioni all’approvvigionamento extra convenzione avvengono senza l’uso di una piattaforma informatica e senza conoscenza dei relativi volumi acquistati dagli enti”.

La Corte dei Conti sollecita quindi “la presenza di una struttura unitaria” che “potrebbe meglio sopperire anche alla mancata o parziale trasmissione degli atti di competenza dei collegi sindacali dei vari enti al Collegio dei revisori della Regione. Sul punto è stata condivisa la valutazione del Collegio dei revisori circa l’opportunità che la Regione individui standard minimi di controllo, uniformi per categorie omogenee di enti”.

Poche notizie e in chiaroscuro anche sul fronte degli acquisti sanitari, il cui “monitoraggio risulta sufficientemente presidiato dal sistema di raccolta attualmente in uso”, ma “strutturalmente inadeguato a fornire dati di buona qualità”.

La sezione regionale di controllo della Corte dei Conti riserva un passaggio anche al piano di risanamento di Aler Milano, la sezione del capoluogo dell’azienda regionale della casa, che “sul fronte dell’indebitamento e della gestione della morosità non ha dato risultati rilevanti”. I magistrati contabili tornano dunque a caldeggiare “un’azione concertata tra la Regione Lombardia, il Comune di Milano e i Comuni coinvolti per riportare l’azienda su un percorso di equilibrio economico finanziario realizzabile”.

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