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Il Comune di Bologna si prepara ad una stretta sui messaggi pubblicitari luminosi

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Il consigliere comunale Andrea Colombo (Pd) ha avanzato sollecitazioni sul tema dei manifesti illuminati: "Almeno le cinque o sei piazze storiche della città dovremmo tenerle libere"
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BOLOGNA – I messaggi pubblicitari che invadono le città diventano sempre più tecnologici e luminosi, così il Comune di Bologna ha deciso di affrontare la questione e capire come gestirne l’impatto sia diurno che notturno: lo segnala in commissione l’assessore al Bilancio, Davide Conte, intervenendo sulle sollecitazioni avanzate sul tema delle pubblicità dal consigliere comunale Andrea Colombo (Pd). Per il dem, infatti, “almeno le cinque o sei piazze storiche della città dovremmo tenerle libere dalla pubblicità commerciale”. Nello specifico, Colombo fa riferimento agli “spazi di particolare importanza cittadina” che sono definiti come tali dalla Giunta. La Soprintendenza è molto attenta quando si tratta di installare le rampe per disabili sul Crescentone o le nuove rastrelliere per le bici, sottolinea il consigliere “ma poi in piazza Maggiore, piazza Re Enzo, piazza Nettuno o piazza Galvani ci ritroviamo enormi occupazioni pubblicitarie, in occasione sia di cantieri che di eventi, che credo arrechino un pregiudizio ben maggiore alla fruibilità del patrimonio storico e architettonico”. Il conseguente mancato introito per il Comune, aggiunge in corso di dibattito Colombo, non sarebbe così elevato: in base alle informazioni reperite dallo stesso consigliere, ad esempio, per piazza Maggiore si parla di 9.500 euro di media all’anno nel periodo 2016-2019. Infine, da questo giro di vite Colombo salverebbe comunque le iniziative pubblicitarie che fanno capo al Comune stesso. “Mi trovo in assoluto accordo” con l’ex assessore, afferma Giulio Venturi (Insieme Bologna), associandosi alla richiesta di “evitare l’affissione di cartelloni che vanno a deturpare la bellezza delle nostre piazze”.

Nel Pd, anche per Elena Leti “in alcuni contesti il decoro urbano va salvaguardato“: la dem cita “piazze di particolare pregio come Maggiore e Santo Stefano”. Frena il capogruppo Roberto Fattori: “Non possiamo considerare come irrilevante una scelta che rischierebbe di sottrarre importanti risorse al Comune in un periodo in cui il bilancio è particolarmente stressato”. Per Fattori, però, “si potrebbe fare una valutazione sul tipo di pubblicità, che magari dev’essere compatibile con le piazze di particolare valore storico”. Il tema delle risorse “lo terrei bene a mente- sottolinea un altro dem, Vinicio Zanetti- soprattutto in questo periodo”.

Sul tema già c’è “grande attenzione- assicura Conte- e stiamo facendo un importante lavoro di approfondimento”. Intanto, per i cantieri sugli edifici tutelati, ricorda l’assessore, il Codice dei beni culturali disciplina dimensione delle pubblicità, immagine (va riprodotta la facciata coperta) e destinazione di una quota del canone al restauro stesso. “Togliere a priori le pubblicità”, avverte quindi Conte, “priva non tanto di un canone il Comune quanto di un supporto chi fa i lavori”, che sia il pubblico o un privato. In generale, poi, nelle piazze citate “non ho percezione di impianti pubblicitari particolarmente invadenti ma possiamo ragionarci”, afferma Conte, che guarda soprattutto ai messaggi tecnologici e luminosi. Ad esempio, “sul monitor che copre in parte la prospettiva della basilica di San Francesco c’è una riflessione in corso”, riferisce Conte, aggiungendo che “un intervento simile volevamo farlo sul Teatro comunale, ma poi abbiamo ritenuto di no visto l’impatto”. A ciò si lega un ragionamento sull’inquinamento luminoso prodotto da “vetrine e altri affacci”, continua Conte, perchè “l’immagine notturna della città dev’essere tutelata quanto quella diurna”.

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