Bullismo. In FVG, FI e LN presentano mozione contro discriminazioni a scuola

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TRIESTE - "Il tentato suicidio di Pordenone riporta purtroppo drammaticamente in prima
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bullismoTRIESTE – “Il tentato suicidio di Pordenone riporta purtroppo drammaticamente in prima pagina una questione ancora aperta, che coinvolge tanto le famiglie quanto il mondo della scuola: l’esclusione sociale, la discriminazione, le prese in giro affidate il più delle volta ai social network e Internet. Sono un problema oggettivo con cui dobbiamo fare i conti e che produce gravi conseguenze nei giovani che ne sono vittime, conseguenze che si traducono in violenze fisiche e psicologiche, abusi, umiliazioni, tanto da trasformare in un calvario luoghi di aggregazione reali come la scuola o virtuali come i social network”. A dirlo coralmente sono i consiglieri della regione FVG, Rodolfo Ziberna (FI) e Barbara Zilli (LN), che annunciano la presentazione di una mozione per impegnare la Giunta a dare alla scuola gli strumenti necessari per contrastare questi fenomeni e, laddove possibile, fare prevenzione.

“È ora di dire basta- aggiungono- e di assicurare tolleranza zero verso questi atteggiamenti, pur nella consapevolezza che chi ne è responsabile è anch’esso vittima di dinamiche che lo vedono anello debole di una catena di cui senza dubbio la maggior responsabilità sta in capo a noi adulti”.

Una grande responsabilità– proseguono i consiglieri- è dei genitori, che troppo spesso non sono capaci e non hanno gli strumenti necessari per intercettare certi comportamenti che rappresentano un campanello d’allarme. Ma, a nostro avviso, l’azione che manca è soprattutto quella in seno alla scuola, luogo deputato alla formazione per eccellenza, ove si consumano o quantomeno germogliano tali atteggiamenti”.

“Per questa ragione- continuano Ziberna e Zilli- presenteremo immediatamente – condividendo con altri colleghi consiglieri di Centrodestra – una mozione che avrà lo scopo di focalizzare l’attenzione sulla scuola e sulla necessità di attrezzare il corpo docente a riconoscere quei comportamenti sia nei cosiddetti bulli che nelle loro vittime, ponendo in particolar modo l’attenzione sull’utilizzo dei nuovi sistemi di comunicazione digitale. Troppo spesso infatti ci troviamo di fronte a genitori e insegnanti impreparati in questo senso: chiediamo quindi un impegno nella formazione soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo dei social network per far conoscere anche agli adulti un mondo che oggi sembra esclusivo appannaggio di giovani ed adolescenti”.

La Regione dovrebbe immediatamente avviare a tappeto una massiccia formazione dei docenti, ma anche di coloro che vivono la scuola ad altro titolo, fruendo del personale medico del sistema sanitario regionale e, se necessario, mediante convenzioni con esperti esterni a esso. Lezioni su come riconoscere i bulli e le loro vittime e su come intervenire (strumenti educativi posti in essere sia dalle famiglie che dalla scuola) dovrebbero aver luogo in modo da assicurare in alcuni anni un aggiornamento di tutto il personale. Parallelamente va incentivato analogo rapporto con le famiglie, assicurando una presenza costante di personale medico e non all’interno della scuola che possa diventare punto di riferimento degli studenti, dei docenti e delle famiglie”.

“Non servono- concludono- solo dispendiosi e discutibili progetti contro l’omofobia nelle scuole, quello che andrebbe inserito nei programmi curricolari è l’educazione al rispetto nei confronti anche di chi non è alto, basso, magro, biondo, atletico, furbo come noi“.

 

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