Liceale prende 100 alla Maturità, ma vuole anche la lode: gliela dà il Tar

È successo a Pistoia: condannato il ministero dell'Istruzione al pagamento di 3 mila euro oltre agli oneri di legge
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FIRENZE –  Prende 100/100 alla maturità, la commissione d’esame però gli nega la lode. Ma lui fa ricorso al Tar e lo vince. Protagonista un ormai ex studente del liceo scientifico Amedeo di Savoia duca di Aosta di Pistoia, che la scorsa estate esce dalle prove scritte e orali letteralmente a pieni voti: 100 punti su 100. Bottino pieno o quasi. Perché manca quella lode a cui il giovane neomaturo ambisce e alla quale ritiene di avere diritto vista la piena conformità coi requisiti che la stessa commissione esaminatrice aveva stabilito preventivamente. A mettersi di traverso un commissario esterno che al momento della decisione collegiale dei docenti contesta al candidato di non essere stato “particolarmente brillante” durante il colloquio in scienze naturali, microbiologia e chimica. Viene dunque a mancare l’unanimità necessaria al riconoscimento dell’encomio. Lo studente tramite il proprio legale però non ci sta e imputa ai commissari di aver assunto una decisione illogica, in contrasto coi criteri da loro stessi stabiliti sull’assegnazione del punteggio integrativo e la lode. I giudici amministrativi della prima sezione, presieduta da Manfredo Atzeni, danno ragione al ragazzo su tutta la linea. La commissione, in coerenza col dettato di legge, aveva previsto il rispetto di tre parametri per far scattare la lode: il massimo credito scolastico, il punteggio massimo in ogni prova di esame e il raggiungimento della votazione finale di 100/100 senza bisogno di bonus. 

Non solo il ricorrente, viene fatto notare nella sentenza pubblicata due giorni fa, era in possesso di tutti i requisiti “ma è possibile desumere come la stessa commissione si fosse già pronunciata all’unanimità, seppure in una fase precedente alla valutazione poi espressa, vincolandosi, in sede di predeterminazione dei criteri, a concedere l’assegnazione della lode tutte le volte che avesse verificato” il rispetto dei presupposti. Ovvero i docenti avrebbero dovuto soltanto appurare se lo studente avesse effettivamente diritto alla lode, non pronunciarsi con voto unanime. D’altro canto il tribunale smonta anche una delle tesi principali degli insegnanti, la valutazione negativa del colloquio in alcune materie. Argomento che cozza logicamente non solo con il voto riconosciuto per l’orale (20/20), ma col fatto che per colloquio “particolarmente brillante” la commissione intendeva una prova superata con almeno 18 punti, cioè ben due voti in meno rispetto a quelli raccolti proprio dallo studente. La questione non può lasciare dubbi per le toghe di via Ricasoli: “Il ricorso è fondato e va accolto”, tagliano corto. E quasi a rendere più rotondo il concetto stabiliscono, circostanza non diffusissima nel contenzioso amministrativo, che la liquidazione delle spese di lite segue la soccombenza. Condannando il ministero dell’Istruzione al pagamento di 3 mila euro oltre agli oneri di legge.

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18 Dicembre 2019
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