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Renzi alla State Dinner, le cene che fanno la Storia

Le cene di Stato sono un evento importante e simbolico a cui non sono mai mancate le gaffe
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ROMA  – “Quando cucini la pasta per gli americani non ti preoccupi piu’ di tanto” spiega alla ‘Cnn’ Mario Batali, lo chef italo-americano della ‘State Dinner’. Dagli agnolotti di patate dolci in poi, questa sera stara’ in pensiero soprattutto per Matteo Renzi. Anche perche’ quando diplomazia e gastronomia si incontrano c’e’ poco da scherzare. In gioco ci sono accordi internazionali e qualche volta pure gaffe intercontinentali.

I precedenti sono per tutti i gusti. Alle ‘State Dinner’, l’evento piu’ importante nel simbolismo diplomatico americano, e’ dedicata una sezione intera del blog della Casa Bianca (clicca qui).

Curiosando nel libro degli ospiti si ritrovano i protagonisti del Ventesimo secolo, dal primo ministro anti-colonialista Pandit Jawaharlal Nehru a Mikhail Gorbachev. Il presidente sovietico e’ protagonista l’8 dicembre 1987: ‘l’Impero del male’ sta per crollare e con Ronald Reagan il leader della perestrojka brinda alla firma del Trattato sui missili nucleari di gittata intermedia. Comincia un’era, quella che portera’ alla ‘fine della storia’ immaginata da Francis Fukujama.

Un approdo simboleggiato da un’altra cena, sempre alla Casa Bianca. E’ il 4 ottobre 1994: da Bill (e Hillary) Clinton arriva il primo presidente del Sudafrica post-apartheid. Dopo un bagno di folla senza precedenti a Washington per un capo di Stato straniero, Nelson Mandela gusta rombo in crosta di sesamo.

A volte, pero’, il protocollo diventa carta straccia. Accade spesso in Europa, soprattutto in Italia. Come il 9 luglio 2009, a L’Aquila, alla cena del G8. Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, se ne infischia dei segnaposti e si siede tra Obama e Muammar Gheddafi. Gli ex nemici devono stringersi la mano e il presidente egiziano Hosny Mubarak si fa piu’ in la’. E’ sempre Berlusconi, qualche anno piu’ tardi, il protagonista di una cena nient’affatto ingessata. Milano, 17 luglio 2014: mentre in Ucraina divampa il conflitto civile, nella villa in via Rovani arriva il presidente russo Vladimir Putin. Che assaggia tagliolini e uova con tartufo bianco prima di salutare alle tre e mezza del mattino: giusto in tempo per un vertice con Renzi e il presidente ucraino Petro Poroshenko.

Fuori programma di poco conto, in confronto a quanto sarebbe successo a Parigi. Il 16 novembre 2015 all’Eliseo e’ atteso il presidente Hassan Rohani, l’uomo della svolta in Iran. Francois Hollande lo aspetta invano perche’ la cena e’ annullata. Teheran avrebbe chiesto un menu’ halal e soprattutto che non sia offerto vino, nel rispetto del divieto islamico. Un’occasione persa? Fino a un certo punto. Anche senza foie gras Hollande e Rohani inaugureranno “una relazione nuova”. Parleranno di Siria ma anche della Total, che firma un contratto da 200 mila barili di petrolio al giorno.

di Vincenzo Giardina, giornalista

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