Mafie, processo Aemilia va avanti ma è a rischio ritardi /VIDEO

REGGIO EMILIA - Il processo Aemilia in Tribunale a Reggio
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AemiliaImg1REGGIO EMILIA – Il processo Aemilia in Tribunale a Reggio Emilia continuerà, anche dopo il trasferimento del giudice Francesco Maria Caruso alla presidenza del Tribunale di Bologna. Se a quest’ultimo non dovesse arrivare il nulla osta interno, tuttavia, il maxi procedimento di ‘Ndrangheta potrebbe accusare un certo ritardo, considerata la carenza di personale al palazzo di giustizia cittadino. È lo stesso Caruso, presidente uscente del Tribunale di Reggio ma appunto anche del collegio giudicante del processo Aemilia, che oggi tende a rassicurare sulla questione, convocando la stampa in via Paterlini. Il presidente in scadenza a Reggio si trasferirà effettivamente a fine settembre al Tribunale distrettuale del capoluogo, ma conferma la sua disponibilità a proseguire, anche oltre quella data, con Aemilia. A decidere non sarà lui, ma intanto il diretto interessato rilancia: “A settembre, quando andrò via, darò la disponibilità ad essere applicato per proseguire col processo Aemilia. Decideranno il presidente della Corte d’appello e il Consiglio giudiziale.

Nel caso la mia disponibilità non fosse accettata, si dovrà cercare un altro magistrato per andare avanti e comporre il collegio. Questo si profila estremamente difficile, viste le condizioni degli organici qui, ma certo poi alla fine- rassicura Caruso- si fa tutto”. Al futuro presidente del Tribunale di Bologna, in ogni caso, preme che le questioni interne al funzionamento della macchina giudiziaria non vengano viste come un intralcio al buon funzionamento della giustizia. Certo, la “totale disponibilità” di Caruso a seguire Aemilia anche dopo la promozione bolognese, segnala il diretto interessato, “non è evidentemente senza costi: magari il Tribunale di Bologna, al momento da sette mesi senza presidente, potrà soffrirne… Ma io moltiplicherò impegno e sforzi, affinché né il Tribunale di Reggio né il Tribunale di Bologna accusino sofferenze”.


Se il presidente della Corte d’appello e il Consiglio giudiziale non dovessero dare via libera al ‘doppio lavoro’ per Caruso, comunque, il procedimento di ‘Ndrangheta un po’ si incepperebbe: “Anche ricordando il 190-bis, la norma dei processi di mafia che consente a certe condizioni di recuperare l’attività istruttoria già svolta, è pure vero che un magistrato che dovesse rimettersi a studiare tutto quel che è stato fatto per Aemilia avrebbe bisogno di tempo. E il Tribunale di Reggio in questo momento- avvisa il suo presidente uscente- non è in grado di prelevare un altro magistrato e metterlo a fare Aemilia, si paralizzerebbe tutto il resto”. In questo senso, dai vertici della magistratura continuano ad arrivare risposte poco confortanti: “Avevamo chiesto- continua Caruso- l’applicazione al Consiglio superiore della magistratura, e il presidente della Corte d’appello aveva accolto, di uno-due magistrati fuori distretto. Lo si è fatto in tutti i Tribunali in cui si celebravano processi importanti nonostante non fossero attrezzati, come Gela e Caltanissetta. Per Reggio Emilia, invece, non ha provveduto nessuno”. Un quadro delicato, dunque, tenuto conto che il Tribunale di via Paterlini è già gravato dalle misure di prevenzione patrimoniali personali, attività riservata alla sola struttura di Reggio in Emilia-Romagna: “I cancellieri arrivano alle 8 e il processo Aemilia termina verso le 19-19.30, lavorano per 10-11 ore. Chiediamo loro sacrifici finché ce li concedono, ricordiamo che dopo le nove ore non vengono pagati gli straordinari. È quindi volontariato per la collettività”.

di Luca Donigaglia, giornalista professionista

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