Le ragioni di ‘Io apro’, bisogna ascoltare la voce dei ristoratori

È un braccio di ferro senza senso: sanzionare i ristoratori, che stanno chiedendo regole diverse, è un errore
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ROMA – Circa 10.000, ma c’è chi dice che siano anche molti di più i disobbedienti di ‘Io apro’, i ristoratori che hanno aderito e aderiscono all’iniziativa di protesta rispetto all’applicazione delle attuali norme anti-Covid tenendo aperti i loro locali, a pranzo come a cena. Le loro serate sono finite, almeno nei casi più ‘mediatici’, con l’arrivo delle forze dell’ordine, l’identificazione del gestore e dei clienti, le multe e la chiusura, anche per giorni. E’ un braccio di ferro senza senso: sanzionare i ristoratori, che stanno chiedendo regole diverse, anche e soprattutto perché i soldi promessi dal Governo sono per ora pochi e tardano ad arrivare, è un errore. Come potranno pagare visto che già non hanno gli incassi sufficienti a garantire famiglie e dipendenti? Con le serrande abbassate, poi, perderanno anche quei piccoli introiti legati alla possibilità della vendita con l’asporto. Ma lo Stato pensa davvero di vederli mai i soldi delle multe? E’ chiaro che di questo passo ci sarà prima il fallimento delle attività. Insomma, così non si fa che uccidere del tutto una Italia produttiva che con i vari dl Ristori si sta tentando, per ora con difficoltà, di salvare. Bisogna invece ascoltarle le ragioni di quelli di ‘Io apro’. E iniziare a ragionare – al di là del giusto rispetto delle basilari norme contro il contagio – di turni e orari, presenze espostamenti.

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