Il premier Conte e la sua maggioranza litigiosa: chi vincerà?

L'editoriale di Nico Perrone, direttore dell'Agenzia stampa Dire, per DireOggi | Edizione del 17 dicembre 2019
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ROMA – Nella maggioranza si continua la litigare. Approvata la manovra al Senato, lunedì anche la Camera sarà chiamata a dare il via libera con un voto di fiducia. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che riscuote nei sondaggi grande consenso personale piazzandosi al primo posto e staccando di molti punti il leader della Lega, è alle prese con i diversi schemi di gioco delle forze politiche che lo sostengono.

Clima avvelenato. Il tam tam nei palazzi della politica parla di ‘inciuci’ in corso soprattutto tra Salvini e Renzi. I due Matteo sono stretti nell’angolo: il leader della Lega ha urgenza di andare a votare per capitalizzare il forte consenso che però sta calando; l’altro di anticipare gli alleati ‘coltelli’ che, magari con la nuova legge elettorale, puntano a far morire presto Italia Viva. Tutti e due poi sono nel mirino dei giudici che stanno indagando a tutto spiano. Di qui l’urgenza di arrivare quanto prima al voto e trasformare le rispettive difficoltà buttandole in campagna elettorale.

Dall’altra parte si punta a campare a lungo, ma ci sono tante difficoltà. Il Pd è quello che sta soffrendo di più i diktat del M5S e di Renzi che stanno bloccando provvedimenti importanti. Ultima litigata ieri sera a Palazzo Chigi tra il ministro Boccia (Pd) che spinge per approvare l’Autonomia regionale rafforzata, stoppato dai ‘grillini’.

In mezzo resta Conte, che se non riuscirà ad imporre una vera e propria leadership politica rischia di rimanere stritolato dai giochi altrui. In passato, ad esempio, forze politiche anche contrapposte alla fine hanno trovato l’intesa su questo o quel programma o sulla durata proprio sacrificando la figura del Capo del governo. Tocca a Conte rendersi intoccabile.

Anche nel M5S si cerca la pace interna. Oggi Beppe Grillo, garante supremo, come promesso è tornato a Roma. Avrà incontri con tutti i parlamentari che da tempo hanno chiesto di confrontarsi. C’è fibrillazione, soprattutto dopo il passaggio nelle fila leghiste di alcuni senatori. Grillo, che non ne vuol sapere di mettersi alla guida del Movimento, cercherà di spiegare le ragioni che spingono a rimanere e a far proseguire la sfida del Governo.

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 17 DICEMBRE

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17 Dicembre 2019
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