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Etiopia, scontro con l’Unione Africana per l’inchiesta sul Tigray

Un milione e 700mila persone hanno dovuto lasciare le loro case mentre la mancanza di cibo ha posto in una condizione di insicurezza alimentare non meno di 350.000 persone
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ROMA – E’ scontro diplomatico tra Etiopia e Unione Africana, dopo che ieri l’organismo continentale ha annunciato l’apertura di un’inchiesta nel Tigray. Nella regione gli esperti dell’Ua puntano a far luce su eventuali responsabilità del governo di Addis Abeba rispetto alla crisi umanitaria innescata dall’operazione avviata dalle truppe federali a novembre e che, secondo le Nazioni Unite, ha portato alla più grave carestia degli ultimi dieci anni.

In una nota, il ministero degli Esteri etiope si è detto “rammaricato” per la decisione dell’Unione Africana, contestandone non tanto il merito quanto una “violazione delle procedure legali” che comprometterebbe lo “spirito di cooperazione che si era venuto a creare” sul dossier Tigray. Il governo del primo ministro Abiy Ahmed Aly ha ricordato che, a marzo, era stata l’Etiopia a proporre alla Commissione diritti umani dell’Unione una missione congiunta nella regione. Secondo l’esecutivo, per altro, l’ultimo scambio con i dirigenti dell’organismo panafricano si era concluso con un invito di Abiy Ahmed a un incontro ad Addis Abeba per approfondire la possibilità di cooperazione.

Il governo etiope ha subito critiche per l’offensiva contro il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), il partito che governava la regione. Alle operazioni militari, d’intesa con Addis Abeba, hanno partecipato anche unità dell’esercito della vicina Eritrea. Il conflitto, che ha visto la resistenza del gruppo armato del Tplf, non si è ancora concluso: un milione e 700mila persone hanno dovuto lasciare le loro case mentre la mancanza di cibo ha posto in una condizione di insicurezza alimentare non meno di 350.000 persone.

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