Napoli-Juve, i bianconeri attaccano in antimafia

Chiappero contro Di lello: "Processate noi, ma non Napoli su Lo Russo"
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ROMA  – Napoli-Juventus, la sfida anche in antimafia, nel corso dell’audizione di Luigi Chiappero, legale della Juventus.

I bianconeri devono rispondere davanti al parlamentino di San Macuto dei contatti tra alcuni dipendenti, Alessandro D’Angelo e Stefano Merulla, e in ipotesi anche del presidente Andrea Agnelli, con Rocco Dominello, accusato di essere affiliato alla ‘ndrangheta, cosca Pesce-Bellocco di Rosarno.

Quando manca mezz’ora al termine dell’audizione, la seduta viene secretata su richiesta del presidente del comitato interno Mafia e manifestazioni sportive Marco Di Lello. Si tratta di una procedura a cui la Commissione antimafia ricorre per tutelare le indagini in corso nelle Procure.

Nella sessione pubblica Di Lello ha gia’ messo alle strette Chiappero, portandolo a confermare che la Juventus ha fatto un provino a Marco Bellocco, figlio di Umberto, appartenente alla cosca Bellocco-Pesce. Di piu’, Chiappero non smentisce la presenza dell’allora allenatore della Juventus Antonio Conte a una cena organizzata dall’avvocato Michele Galasso, legale di Fabio Germani, sodale di Dominello e accusato dalla procura di Torino di aver aiutato i boss della ‘ndrangheta a infiltrare la curva bianconera.

La Juve si difende in antimafia negando che il presidente Andrea Agnelli fosse in contatto con gli ndranghetisti, e sostenendo di non poter sapere che Rocco Dominello era affiliato alla ndrangheta, in quanto risultava incensurato e “uomo di curva”, un ultras, fondatore del gruppo ‘I gobbi’.

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A quel punto gli animi sono gia’ tesi. E quando le telecamere delle riprese interne si spengono, si scaldano ancora di piu’. Chiappero passa all’offensiva e accusa senza mezzi termini Di Lello di portare avanti un processo alla Juve in antimafia eccitato dalla fede calcistica, visto che Di Lello e’ napoletano. Di piu’, Chiappero accusa l’antimafia di non aver preteso altrettanta severita’ dal Napoli calcio.

“Secondo voi noi avremmo dovuto sapere che Dominello era della ‘ndrangheta, mentre il Napoli aveva il figlio di un boss seduto a bordo campo e non gli e’ stato detto niente…”, dice Chiappero nella parte secretata dell’audizione, secondo quanto apprende l’agenzia DIRE. La vicenda richiamata e’ nota: il figlio di Salvatore Lo Russo, capo dell’omonimo clan di camorra a Napoli noto con il soprannome dei “capitoni“, era stato fotografato più volte mentre assisteva alle partite del Napoli.

Di Lello non accetta l’insinuazione. E ricorda all’avvocato della Juve che le cose non stanno in quei termini. Sul caso Lorusso, il deputato socialista del Pd dimostra carte alla mano che la commissione antimafia ha gia’ sentito il procuratore capo di Napoli Giovanni Colangelo. E sulla base delle informazioni rese da Colangelo proprio Di Lello ha chiesto dal luglio 2016 un supplemento di audizione alla Procura di Napoli, audizione che si terra’ nelle prossime settimane. Alla fine gli animi si placano. Chiappero chiede scusa a Di Lello per lo sfogo. Ma in antimafia e’ solo il primo tempo. Secondo tempo mercoledi’ prossimo, quando Chiappero tornera’ in commissione. A San Macuto sara’ poi il turno del presidente juventino Andrea Agnelli.

di Alfonso Raimo, giornalista professionista

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