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Africa green e niente debito, l’esempio sudafricano

Intervista a Gianpiero Succi, partner di BonelliErede ed esperto di relazioni Europa-Africa
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ROMA – La via sudafricana, con la cancellazione del debito estero in cambio di un impegno per lo sviluppo delle energie rinnovabili, può costituire un esempio per l’intera area subsahariana: parola di Gianpiero Succi, partner di BonelliErede ed esperto di relazioni Europa-Africa. Di opportunità e sostenibilità, anche ambientale, l’avvocato parla con l’agenzia Dire dopo quattro giorni di dibattiti a Roma con la partecipazione di rappresentanti di governi e imprenditori del continente. Prima incontri con l’Africa 2021, una conferenza coordinata dal ministero degli Esteri, con delegazioni da 49 Paesi, poi Italia Africa Business Week, con aziende e voci della società civile.

“L’esempio del Sudafrica è fondamentale” sottolinea Succi, in riferimento alle trattative al via il mese scorso tra il governo di Pretoria e rappresentanti dell’Ue, degli Stati Uniti e della Gran Bretagna: “Il debito viene cancellato ma solo a condizione che lo Stato riutilizzi le risorse che si liberano per reinvestire attraverso le sue imprese, necessariamente anche le Pmi, nel settore della green economy“. In questo modo, secondo Succi, si ottengono tre risultati: “Togliamo il peso di un debito pubblico insopportabile; facciamo lavorare le persone del posto e favoriamo la crescita economica delle classi coinvolte; favoriamo lo sviluppo di fonti energetiche green in linea con l’attuazione degli accordi di Parigi”. Il contesto, a livello internazionale, è quello della Cop26, la conferenza al via a Glasgow il 31 ottobre per rilanciare e superare gli accordi a tutela del clima. Tra i nodi discussi a Pretoria dagli inviati dell’Ue, degli Stati Uniti e della Gran Bretagna anche quello del debito di Eskom, la società elettrica del Sudafrica: secondo la stampa locale, il fardello ammonta a 400 miliardi di rand, l’equivalente di 27 miliardi di dollari.

In generale, secondo Succi, “la green economy può essere occasione per uno sviluppo finalmente più inclusivo dell’Africa, e non invece puramente egoistico – come stato fino ad oggi – da parte degli stranieri”. Il giurista continua: “Sappiamo che lo sviluppo potenziale e completo delle rinnovabili africane è capace di soddisfare l’energia verde di tutto il mondo in 30 anni; dobbiamo però assicurarci che tutto avvenga nel rispetto di adeguati framework legislativi, economici e sociali, favorendo lo sviluppo di joint venture tra privati, con un passo indietro dell’economia pubblica e un quadro normativo che favorisca liberalizzazioni e trasparenza”. La tesi è che, muovendosi in questa direzione, sia possibile “creare un circolo virtuoso, affinché anche le popolazioni più povere e meno incluse beneficino di un nuovo vigore trainato dalle rinnovabili”. 

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