Coronavirus in El Salvador: dal ‘cacerolazo’ ai social, Bukele divide e risponde

È scontro sulla linea di Bukele, che twitta: "Mi sono indignato. Poi mi sono ricordato che i genitori di chi oggi manifesta hanno ucciso"
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ROMA – Pentole percosse come tamburi e clacson di auto suonati a non finire: i cittadini di El Salvador non possono uscire di casa per effetto delle restrizioni imposte per contenere la diffusione del Covid-19 e hanno deciso di esprimere così il loro malcontento per la gestione della pandemia da parte del presidente Nayib Bukele.

All’origine delle proteste, registrate per la terza notte di file nella capitale El Salvador e in diverse altre località, la mancata riapertura dell’economia e la carenza di misure a sostegno dei più vulnerabili nel momento di crisi, ma anche un nuovo decreto approvato dal governo che introduce pene ancora più severe per chi viola le restrizioni.

La mobilitazione, che si è mossa in parallelo sui social scandita dagli hastag #BukeleDictador e #DespiertaElSalvador, è stata accolta con favore da molti critici dell’esecutivo, anche internazionali. Il vicepresidente della Red de Jovenes Iberoamericano, Alex Arevalo, ha scritto su Twitter che “El Salvador inizia a organizzarsi in quarantena”, aggiungendo: “Annotatevi la data del 12 maggio come un possibile momento storico per una società che per anni è stata apatica”.

LA DURA RSPOSTA SOCIAL DI BUKELE

Sempre sui social è arrivata la risposta di Bukele. Il presidente ha postato come tanti altri un video delle dimostranze, commentando: “Quando ho visto questo video mi sono indignato. Poi mi sono ricordato che i genitori di chi oggi manifesta hanno ucciso preti, violentato suore, finanziato squadroni della morte e saccheggiato il nostro Paese. Quello che fanno i loro figli è niente a confronto”.

El Salvador è sottoposta a un regime di quarantena domiciliare obbligatoria dal 21 marzo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), a oggi i casi confermati di Covid-19 sono 1.112. Almeno 20 i decessi.

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15 Maggio 2020
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