Biotestamento, Exit Italia riceve 90 richieste di aiuto la settimana

99 casi di eutanasia in Svizzera dal 2015 e nel 2017 giunte già 37 richieste
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ROMA  – “Exit Italia riceve ogni settimana in media 90 telefonate di disperati. Magari 30 di questi sono persone che stanno bene e che vogliono solo redigere le proprie disposizioni di volontà attraverso il testamento biologico, ma le altre persone si iscrivono alla nostra associazione con un intento ben preciso: poter accedere ai servizi svizzeri per il suicidio assistito”. Lo fa sapere alla DIRE Emilio Coveri, presidente dell’associazione Exit-Italia (Associazione Italiana per il diritto ad una Morte Dignitosa), che aggiunge: “Queste persone sono ammalate gravi, con patologie senza più alcuna possibilità di guarigione. Per andare in Svizzera, infatti, bisogna avere una malattia grave, irreversibile, clinicamente accertata e senza più possibilità di guarigione alcuna, altrimenti non si è ammessi”.

Nel 2016 “abbiamo avuto 49 persone dei nostri iscritti che si sono recati in Svizzera dove hanno portato a termine i loro intenti e non son più tornati. Nel 2015 sono state 50 le persone a partire e sono morte con dignità ‘in esilio’– precisa Coveri- perché questo Paese ci obbliga ad andare all’estero, lontano dai nostri affetti più cari, quelli familiari”.

Dal 1° gennaio del 2017 ad oggi “mi sono arrivate 37 nuove richieste di attivazione della procedura di suicidio assistito. Il trend è in aumento vertiginoso e continuo”, assicura il presidente di Exit Italia.

Per quanto riguarda gli italiani che hanno meno di 18 anni, “mi sono arrivate in 15 anni solo 2 richieste da parte dei genitori, ma i minorenni non sono contemplati da nessuno paese, nemmeno dalla Svizzera, l’Olanda e il Belgio”.

Belgio e Olanda hanno una legge sull’eutanasia attiva: “Il medico, su richiesta del paziente di terminare la sua vita in modo dignitoso, e di concerto con altri due medici approva/accetta il paziente ammalato grave e gli somministra la dose letale attraverso un’iniezione che comprende la sedazione e l’arresto cardiaco, mentre il paziente non sente più nulla”.

La Svizzera non ha l’eutanasia attiva: “Un medico può aiutare un paziente ammalato grave dandogli la medicina letale (il pentobarbital di sodio) diluita in un bicchiere d’acqua- precisa Coveri- che il paziente deve bere da solo, affinché questa diventi morte volontaria medicalmente assistita. In questo caso il paziente si addormenta profondamente e nei 5 minuti successivi interverrà l’arresto cardiaco. Non sentirà nulla”. In Olanda e Belgio però “non si può andare- fa sapere Coveri- perché non accettano i cittadini stranieri. La Svizzera è l’unica opzione possibile, e si può andare nelle quattro associazioni di Berna, Basilea, Zurigo e Lugano”.

Cosa ne pensano gli italiani di eutanasia e testamento biologico?

“I dati Eurispes danno il 78% degli italiani favorevoli e richiedenti una normativa sull’eutanasia (o sul suicidio assistito) e sul testamento biologico”, continua il presidente di Exit Italia. La conferma sul biotestamento arriva anche da un altro sondaggio, condotto in Italia tra il 16 e il 18 gennaio del 2017 dalla SWG SpA su un campione di 1.500 soggetti maggiorenni, dal quale risulta che il 62% delle persone intervistate è favorevole al varo di una legge sul testamento biologico.

Nel frattempo Exit Italia ha “raccolto 70 mila firme, insieme a Radicali e UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) , per presentare una proposta di iniziativa popolare relativa ad una legge che il Paese chiede da anni. Intanto la commissione Affari Sociali alla Camera dei deputati ha suddiviso il discorso. Se il biotestamento è una conferma del consenso informato, e fin qui va tutto bene- conferma Coveri-, l’idratazione e l’alimentazione forzate rimangono per noi punti fermi che non vogliamo siano imposti, e soprattutto non vogliamo che a decidere sia un’altra persona, altrimenti non avrebbe senso mettere per iscritto le nostre disposizioni di volontà. Al Senato della Repubblica, poi, non c’è la volontà politica di affrontare il discorso dell’eutanasia legale o della morte volontaria assistita”.

Coveri è sicuro che questa legge “non si farà e dichiaro ufficialmente che piuttosto di avere una legge ‘papocchio’ e meglio non avere una legge. Così almeno ognuno si aggiusta come si è sempre fatto finora, ovvero andando in Svizzera”.

Quanto costa? “ll costo è di 10 mila franchi svizzeri (circa 10 mila euro) e non è un business perché comprende la cremazione, che in svizzera è molto cara; il trasporto della salma al crematorio; due visite del medico il giorno prima e quello successivo; la medicina letale; gli ispettori di polizia che controllano che il caso sia stato effettuato correttamente; il medico legale e- conclude- l’agenzia funebre per l’espletamento di tutte le pratiche burocratiche al riguardo”.

di Rachele Bombace, giornalista professionista

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