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Sanità, Toti: “Apriamo la Liguria ai privati, serve concorrenza”

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GENOVA - "Occorre che ci sia più concorrenza e che in questa regione, chiusa da troppi anni, arrivino
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GENOVA – “Occorre che ci sia più concorrenza e che in questa regione, chiusa da troppi anni, arrivino finalmente i privati che sono gli stessi che altrove sono riusciti a inserire quell’elemento di concorrenza che ha fatto abbattere i costi e aumentare la qualità delle cure, anche di quelle pubbliche”. Sarà questo uno dei cardini della riforma della sanità che la Regione Liguria si appresta ad approvare entro l’estate. Lo ha detto il governatore Giovanni Toti, questa mattina a Genova al Teatro della Gioventù, in apertura degli “Stati generali della sanità ligure”.

totiL’incontro, secondo il presidente della Regione, rappresenta “non un momento formale ma sostanziale per far arrivare suggerimenti importanti per un percorso che raggiungerà il suo culmine a luglio, secondo la nostra road map. Stiamo affrontando una delle parti più sensibili della politica perché riguarda il bisogno dei cittadini: i soldi sono sempre meno, per cui occorre uno sforzo di tutti, dalla politica agli operatori, per fare in modo che, con le risorse che ci sono, non vengano a calare assistenze e cure per le parti più deboli della cittadinanza“.

Ci sono altri tre punti che tracciano le linee guida della nuova riforma: “Occorre- riprende Toti- che non vengano dismessi ma, anzi, che vengano potenziati i presidi sul territorio in modo che le prime cure non vengano a mancare a nessuno. Il sistema socio-sanitario, quindi l’assistenza sociale e i servizi sanitari, devono essere un unico bacino di soldi pubblici, in cui, se si risparmia da un lato, si potrà investire dall’altro: con una buona assistenza sociale si potrà far risparmiare la sanità”.
Infine, uno sguardo all’assistenza ospedaliera: “Ho la certezza che debbano essere semplificate e razionalizzate le offerte complesse che sono all’interno degli ospedali- sostiene il governatore- che non possono avere duplicazioni inutili e sprechi di ogni genere.

di Simone D’Ambrosio, giornalista

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