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Bitcoin, l’inventore potrebbe essere l’uomo più ricco del mondo

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Nick Szabo e Hal Finney sembrano gli indiziati principali
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di Simone Stellato

ROMA – Too big to fail. È questo il principio al quale molti si aggrappano nel 2008 quando Lehman Brothers sta affondando: viste le dimensioni, la banca verrà salvata. Invece il 15 settembre si materializza il più grande fallimento della storia bancaria, lasciando un debito di 613 miliardi di dollari e 26000 dipendenti senza lavoro. Sulla Settima Strada di New York, centinaia di persone abbandonano la sede centrale della banca con i loro scatoloni contenenti oggetti personali, dando vita a una processione hollywoodiana. L’amministratore delegato, Richard Fuld, finisce sotto inchiesta insieme ad altri membri del Congresso americano per corruzione e su di lui peseranno anche accuse di falso in bilancio.

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Mentre l’attenzione di tutto il mondo era rivolta alla crisi finanziaria, qualcuno stava lavorando segretamente a un progetto ambizioso, quello di slegare la moneta dalle istituzioni per evitare in futuro l’eventualità di un crack come quello di Lehman Brothers. I pagamenti sarebbero potuti avvenire senza un’unità centrale di controllo. Il primo segnale dell’esistenza di questo nuovo protocollo risale al 18 agosto 2008, quando viene registrato per la prima volta il dominio bitcoin.org. Il 31 ottobre di quello stesso anno, un certo Satoshi Nakamoto pubblica un documento di presentazione del progetto, pubblicizzandolo in una mailing list dedicata alla crittografia. Il progetto prendeva il nome di Bitcoin.

Il progetto rimane in stallo fino al 3 gennaio 2009, data in cui viene creato il primo blocco della rete Bitcoin. Il blocco genesi reca con sé un messaggio: “The Times 03/Jan/2009 Chancellor on brink of second bailout for banks”, traducibile in italiano con “Il cancelliere sull’orlo del secondo salvataggio delle banche”. Che cosa significa questa enigmatica dicitura riportata nel primo blocco di Bitcoin? È il titolo del giornale inglese The Times di quello stesso 3 gennaio 2009. Anche se Satoshi non ha mai spiegato il significato di questo messaggio, è ipotizzabile che dietro queste parole vi fosse proprio il senso dell’invenzione di Bitcoin. La bancarotta di Lehman Brothers nell’autunno del 2008 era stata la miccia della recessione globale e, ancora nel gennaio 2009, l’intervento statale era mirato al salvataggio delle banche in un circolo vizioso senza fine. Nella mente di Satoshi Nakamoto Bitcoin avrebbe rappresentato quel cambio di paradigma per spostare denaro senza intermediari o enti centrali che ne avrebbero controllato l’emissione.

Bitcoin non era il primo tentativo di creare una moneta elettronica. In realtà già molti – alcuni presenti nella mailing list a cui Satoshi scrisse inizialmente per presentare Bitcoin per la prima volta – avevano provato a creare qualcosa di simile negli anni precedenti. Da eCash a Bit Gold, erano state già teorizzate numerose soluzioni per valute elettroniche. La blockchain però fu la prima tecnologia in grado di risolvere il problema del “double spending”, impedendo la replica della moneta digitale, un limite che fino a quel momento rendeva impossibile creare una valuta che non fosse gestita da una qualche autorità centrale.

Ma chi è che ha inventato Bitcoin? Un mistero che probabilmente non verrà mai risolto, anche se possiamo fare delle ipotesi. Nick Szabo e Hal Finney, due tra i crittografi geniali che facevano parte della mailing list a cui Satoshi si rivolse inizialmente, sembrano tra gli indiziati principali. Szabo, già inventore di Bit Gold, aveva chiesto aiuto per il lancio di una nuova idea su forum di programmatori nei mesi precedenti al lancio di Bitcoin; inoltre la scrittura del whitepaper di Bitcoin è simile in molti aspetti ad alcuni testi passati di Szabo. Finney, che invece aveva teorizzato eCash, fu il primo a ricevere una transazione in Bitcoin, abitava a 3 km di distanza da Dorian Nakamoto (che abbia preso ispirazione da un suo vicino per il nome?), ma soprattutto si ammalò drammaticamente di SLA (morendo nel 2014) proprio nel momento in cui Satoshi dichiarò di volersi dedicare ad altro, sparendo per sempre dai radar. Si stima che i Bitcoin posseduti da Satoshi Nakamoto siano circa 1 milione e se si pensa che oggi il valore di un Bitcoin si aggira intorno ai 62000 dollari, l’anonimo creatore possiede oggi circa 62 miliardi di dollari. Non sappiamo chi è Satoshi Nakamoto, ma potrebbe presto diventare l’uomo più ricco del mondo anche se fosse morto.

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