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Premio Sakharov dedicato a Mahsa Amini, la mamma: “Il suo nome vuol dire libertà”

Le autorità iraniane hanno imposto il divieto di viaggio alla famiglia Amini, che non è potuta essere a Strasburgo: "Opportunità negata, in violazione di tutte le norme giuridiche e morali"

Pubblicato:12-12-2023 12:58
Ultimo aggiornamento:12-12-2023 12:58
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ROMA – “Vorrei essere presente nella vostra onorevole Assemblea a rappresentare tutte le donne del mio Paese per esprimervi la mia gratitudine per il premio Sakharov per la libertà di pensiero del Parlamento europeo, ma sfortunatamente questa opportunità ci è stata negata, in violazione di tutte le norme giuridiche e morali“. Questo il messaggio scritto da Mojgan Amini, la mamma di Jina Mahsa Amini, la 22enne morta nel settembre del 2022 mentre era in custodia della polizia morale dell’Iran, e letto dall’avvocato della famiglia, Saleh Nikbakht. Quest’ultimo ha preso parte a Strasburgo alla cerimonia di consegna del Premio Sakharov 2023 dedicato a Jina Mahsa Amini e al movimento Donna, vita e libertà in Iran.

Nella sua lettera, la madre dell’attivista aggiunge: “Jina è il mio cuore, la mia vita e il mio sangue. Non c’è spazio per credere o non credere: la mia esistenza non ha altra ragione che lei“. Poi rivolgendosi alla figlia, ha scritto: “Tu sei il profumo della primavera, sei la fragranza delicata portata dalla brezza e della terra dopo la pioggia. Dalla mia finestra scura cerco gli occhi della figlia della luce“. Mojgan Amini ha sottolineato che il Premio viene conferito in una città francese, Paese natio di Giovanna D’Arco, e questo “evidenzia il legame tra queste due donne, entrambe figlie della storia, fonti di ispirazione che con la loro morte hanno oltrepassato le frontiere resuscitando l’anelito di emancipazione”. La donna ha continuato: “Jina è l’incarnazione della vita. Il suo nome è diventato nome in codice della libertà“. Pochi giorni prima di recarsi a Strasburgo per ritirare il premio conferito alla figlia, le autorità iraniane hanno imposto il divieto di viaggio alla famiglia Amini, come ha confermato la presidente del Parlamento europeo Metsola durante l’evento a Strasburgo.

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